Etna: sciare sul vulcano attivo tra neve e lava
Sì, sull’Etna si scia, ma non aspettatevi le piste da manuale delle Alpi. È un’esperienza ruvida, quasi primordiale, dove la neve si mescola a lapilli e il cratere fuma a poca distanza. Ho iniziato a pianificare questo viaggio per gennaio prossimo, anche se siamo in piena estate: meglio organizzarsi con largo anticipo, visto che le condizioni cambiano di settimana in settimana.
Il budget si aggira su una fascia media, diciamo intorno ai centocinquanta euro al giorno per persona, se si evita il high season. Lo skipass giornaliero costa meno rispetto a località blasonate, ma il vero salasso sono i trasferimenti. Per arrivare si atterra a Catania, poi noleggiare un fuoristrada è quasi obbligatorio: le strade per i rifugi sono sterrate e spesso ghiacciate. In alternativa esistono navette da Nicolosi, ma con orari ballerini. Muoversi con mezzi propri dà molta più autonomia, soprattutto per raggiungere la seggiovia di Piano Provenzana o la funivia della Sapienza, a seconda del versante scelto.
Per una visita approfondita servono almeno tre giorni. Il primo per acclimatarsi e prendere confidenza con il terreno, il secondo per sciare davvero, il terzo per esplorare i crateri sommitali con una guida. Fare tutto in due giorni rischia di diventare una corsa contro il meteo, che qui cambia in un’ora: nuvole basse, vento forte, e all'improvviso la pista viene chiusa.
Il lato negativo? La delusione arriva quando la neve è poca o troppo farinosa. Sull’Etna lo strato non è mai garantito, e a volte si scivola più su sassi ghiacciati che su polvere bianca. In più, la colata lavica del versante sud-est, ancora attiva in superficie, rende alcune aree inaccessibili. Non c’è nulla di più frustrante di arrivare fin lassù e trovarsi un tappeto marrone.
Un consiglio che non troverete in alcuna guida: portatevi un paio di occhiali da saldatore, quelli per la saldatura, non da sole. Sembra assurdo, ma la riflessione del sole sulla neve nera, mista a cenere, acceca in modo diverso. Gli occhiali da sci normali non bastano, e dopo qualche ora si prova un fastidio agli occhi che nessuno racconta. Fidatevi, li ho testati su suggerimento di un vulcanologo incontrato a Catania.