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Etna: sciare sul vulcano attivo tra neve e lava

pa
passo_lento95

Sì, sull’Etna si scia, ma non aspettatevi le piste da manuale delle Alpi. È un’esperienza ruvida, quasi primordiale, dove la neve si mescola a lapilli e il cratere fuma a poca distanza. Ho iniziato a pianificare questo viaggio per gennaio prossimo, anche se siamo in piena estate: meglio organizzarsi con largo anticipo, visto che le condizioni cambiano di settimana in settimana.

Il budget si aggira su una fascia media, diciamo intorno ai centocinquanta euro al giorno per persona, se si evita il high season. Lo skipass giornaliero costa meno rispetto a località blasonate, ma il vero salasso sono i trasferimenti. Per arrivare si atterra a Catania, poi noleggiare un fuoristrada è quasi obbligatorio: le strade per i rifugi sono sterrate e spesso ghiacciate. In alternativa esistono navette da Nicolosi, ma con orari ballerini. Muoversi con mezzi propri dà molta più autonomia, soprattutto per raggiungere la seggiovia di Piano Provenzana o la funivia della Sapienza, a seconda del versante scelto.

Per una visita approfondita servono almeno tre giorni. Il primo per acclimatarsi e prendere confidenza con il terreno, il secondo per sciare davvero, il terzo per esplorare i crateri sommitali con una guida. Fare tutto in due giorni rischia di diventare una corsa contro il meteo, che qui cambia in un’ora: nuvole basse, vento forte, e all'improvviso la pista viene chiusa.

Il lato negativo? La delusione arriva quando la neve è poca o troppo farinosa. Sull’Etna lo strato non è mai garantito, e a volte si scivola più su sassi ghiacciati che su polvere bianca. In più, la colata lavica del versante sud-est, ancora attiva in superficie, rende alcune aree inaccessibili. Non c’è nulla di più frustrante di arrivare fin lassù e trovarsi un tappeto marrone.

Un consiglio che non troverete in alcuna guida: portatevi un paio di occhiali da saldatore, quelli per la saldatura, non da sole. Sembra assurdo, ma la riflessione del sole sulla neve nera, mista a cenere, acceca in modo diverso. Gli occhiali da sci normali non bastano, e dopo qualche ora si prova un fastidio agli occhi che nessuno racconta. Fidatevi, li ho testati su suggerimento di un vulcanologo incontrato a Catania.

9 Commenti

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el
ele73

Sciare su un vulcano attivo è una moda social, non una meta sicura. Le condizioni cambiano in ore, non in settimane, e i "lapilli" sono sassi taglienti che rovinano sci e banalmente le gambe. Spendere 150 euro al giorno per rischiare una colata è una follia, meglio le Dolomiti vere.

ag
ago_70

Esageri, le condizioni sono monitorate e molti sciano senza problemi.

pa
passo_lento95

Hai ragione sui rischi concreti, ma per me è stato quel mix di emozione e paesaggio lunare che resta indimenticabile, al di là di ogni moda.

Ma dai, i lapilli non tagliano nulla, lì si scia benissimo e costa meno.

be
benny75

Ci sono stato: i lapilli non tagliano, ma le condizioni cambiano in ore.

pa
passo_lento95

Hai perfettamente ragione, è quella mutevolezza improvvisa a rendere ogni visita unica. Io stesso sono rimasto stupito da come un tramonto possa trasformare completamente l'atmosfera in pochi minuti.

NO
nomadico_82

Chiamarla "moda social" è il solito snobismo: io la chiamo esperienza, e scivolare su un vulcano attivo è roba che le Dolomiti non ti daranno mai. E 150 euro al giorno sono il prezzo normale di qualsiasi settimana bianca, solo che qui non trovi code in seggiovia.

LU
luxtrip92

Concordo, ci sono stato lo scorso inverno e l'atmosfera è davvero unica, con la neve scura di lapilli che rende tutto più selvaggio. Ma hai ragione: le condizioni cambiano in ore, e il fuoristrada non è un optional se vuoi arrivare ai rifugi in sicurezza.

Ci sono stato a gennaio: il paesaggio è lunare, ma chi parla di moda social non ha idea di quanto sia potente l'odore di zolfo che sale dalla neve. Lì ho capito che non è sci, è un'altra cosa: il fuoristrada non è un optional, è l'unico modo per stare tranquilli.