Groenlandia: ghiaccio eterno e cultura inuit, un viaggio estremo?
Sì, è un viaggio estremo, ma non nel senso che ci si aspetta dai soliti racconti da manuale di sopravvivenza. È estremo per la logistica, per i costi che scollegano dalla realtà, per la solitudine che si prova quando si guarda l'orizzonte e non si vede altro che ghiaccio e silenzio. Ho pianificato questa estate in Groenlandia da Firenze, e la prima cosa da mettere in conto è il budget: siamo su una fascia medio-alta, quasi cara. Un volo da Copenhagen a Kangerlussuaq, oppure via Reykjavik con Air Greenland, parte da circa 600-800 euro a tratta in alta stagione, e una volta sul posto i prezzi lievitano. Un pasto semplice può costare 30 euro, un ostello a Ilulissat almeno 100 euro a notte. Per muoversi non esistono strade, tutto avviene via mare o elicottero, e quei biglietti sono salati: un trasferimento da Kangerlussuaq a Ilulissat costa sui 300 euro. Il tempo minimo per avere un assaggio sensato è di due settimane, perché i voli sono infrequenti e il maltempo può bloccare tutto per giorni. L'aspetto che ho trovato più deludente è la sensazione di essere sempre un turista, nonostante i paesaggi spettacolari. Nei villaggi principali come Ilulissat o Nuuk, l'industria crocieristica ha creato un'esperienza un po' confezionata: escursioni in barca programmate, negozi di souvenir, e la cultura inuit a volte viene ridotta a uno spettacolo per visitatori. Il ghiacciaio di Sermeq Kujalleq è maestoso, ma attorno si è sviluppato un circo logistico che toglie un po' di autenticità. Un consiglio che non trovate nelle guide: invece di prenotare le classiche escursioni organizzate, contattate i cacciatori locali tramite le associazioni di villaggio. Si chiamano "hunters' associations", esistono in quasi ogni insediamento, e per una cifra paragonabile si può partecipare a una giornata di pesca o di esplorazione del pack, ma gestita da chi vive il ghiaccio tutti i giorni. Si impara molto di più sulla vita inuit, e il rapporto è meno da spettatore. Le sere in cui non c'è il tramonto, a luglio e agosto, sono stranianti. La luce rimane sospesa e toglie il senso del tempo. È un viaggio che obbliga a pianificare ogni dettaglio, ma che regala momenti di una purezza difficile da trovare altrove.