Lago Titicaca: il mare andino tra cielo e terra
Il Lago Titicaca è chiamato mare andino perché la sua immensità e la luce che lo avvolge danno l’impressione di essere su una costa oceanica, non su un altopiano a quasi quattromila metri.
Ci sono arrivato dopo aver letto di un viaggiatore che diceva di aver pianto vedendo l'alba. Non ho pianto, ma ho capito perché lo si dice. Il cielo è devastante, l'acqua sembra mercurio, e la gente che ci vive ha un modo di guardarti che non hai mai visto altrove.
Sto pianificando un viaggio per settembre e ho raccolto informazioni precise.
Il budget è medio-alto. Non è una meta economica se si vuole visitare sia la parte peruviana (Puno) sia quella boliviana (Copacabana, Isla del Sol). Visto da Puno, si spende meno, ma i tour organizzati sono cari. Da Copacabana, i prezzi sono più bassi per alloggi e pasti, ma i trasporti via lago costano.
Per arrivare, il modo più comune è via terra. Da Cusco a Puno con bus notturno (6-7 ore) o da La Paz a Copacabana con minibus (3 ore).
Muoversi sul lago richiede barche collettive (lanchas) o tour privati. Le barche pubbliche per le isole Uros non costano molto, ma sono turistiche e caotiche.
Serve almeno una settimana per un’esperienza decente: tre giorni a Puno e dintorni, tre o quattro da Copacabana, Isla del Sol e Isla de la Luna. Di meno significa vedere solo le Uros e nient’altro.
Un aspetto negativo che pochi raccontano è la fatica fisica. L’altitudine si sente, e stare seduto su una barca per ore sotto un sole fortissimo a tremilaottocento metri ti spacca la testa.
Inoltre le isole Uros sono ormai un parco a tema: gente pagata per fare foto, troppa messa in scena.
Il consiglio specifico che non ho mai trovato in una guida è di non dormire a Puno. Prendere un alloggio nella parte boliviana, a Copacabana, e da lì organizzare le escursioni con barca pubblica per l’Isla del Sol con pernottamento in un villaggio come Challapampa.
A Puno la notte fa freddo e la città non ha fascino. A Copacabana si mangia meglio, la gente è più autentica e la vista sul lago dalla collina di Calvario vale il sudore della salita.
Se si vuole risparmiare, evitare i tour organizzati per le isole Uros e noleggiare una barca privata condivisa con altri viaggiatori: si decide l’orario e non ci si ferma nei negozi di souvenir obbligati.
Portare una borraccia termica e chiedere acqua calda ovunque, perché il té di coca non basta a scaldare quando il vento ti taglia la pelle.
E sopratutto, non fidarsi delle previsioni meteo: a settembre il sole e la pioggia si alternano in dieci minuti, e il vento è tagliente.