Bruges: cioccolato, canali e turisti con la stessa faccia
Perché Bruges è una cartolina vivente, e ogni visitatore ci casca con la stessa espressione tra il rapito e il rimbambito. La risposta è semplice: cioccolato, canali e un centro storico che sembra uscito da un libro illustrato, con la differenza che nei libri non ci sono cinquemila persone che scattano la stessa foto.
Quando andare? A giugno o settembre, quando il sole non scioglie il cioccolato e le orde sono solo quasi ingestibili. Agosto è un campo di battaglia, ma è il mese che abbiamo. Arrivare è facile: volo da Milano per Bruxelles o Charleroi, poi un treno che in un'ora e mezza deposita in un sogno di mattoni rossi. Muoversi a piedi, perché noleggiare un'auto lì è come portare un elefante in salotto.
Budget? Secondo me, medio-alto: più caro che economico. Una birra costa quanto un piccolo organo, il cioccolato sembra venduto al grammo d'oro. Un pasto onesto parte da venti euro, e se si cerca il risparmio si finisce nelle trappole per turisti con menu plastificati. La città si visita in due giorni, anche se il secondo serve per ripetere le stesse strade perché non c'è altro.
Cosa non perdere? Il campanile, se si regge la fila. I canali, ma in barca, non sul bordo. Il Begijnhof, che è l'unico posto dove il silenzio esiste ancora. E il museo del cioccolato, che è una delusione: una stanza con delle forme di plastica e una signora che spiega la tempera. Meglio comprare un praliné e basta .
Cosa evitare? Le carrozze trainate da cavalli che intasano i vicoli e i negozi di souvenir con la stessa riproduzione della Madonna. E soprattutto evitare di guardare la faccia degli altri turisti, perché è identica alla propria. Il consiglio che non sta sulle guide: cercare il supermercato Delhaize dietro la piazza del mercato, comprare una tavoletta di cioccolato fondente e andare a sedersi sul bordo del canale dietro il ponte di Bonifacio. Costa la metà dei negozi eleganti, e i locali annuiscono con rispetto. Sembra un sogno, ma è Bruges senza specchio .