Corea del Sud: colori d'autunno nel Parco Seoraksan
Se la domanda è se i colori d'autunno nel Parco Seoraksan meritano davvero la fama che hanno, la risposta è sì, ma bisogna arrivarci con le aspettative giuste. Le guide raccontano di foreste infinite e pace assoluta, e la realtà è molto diversa. Il parco è bellissimo, ma è anche un luogo dove la Corea del Sud si mostra per quello che è: organizzata, meravigliosa, e con una capacità di gestire il turismo di massa che lascia poco spazio all'immaginazione.
Il periodo migliore è la seconda metà di ottobre, quando gli aceri sono al massimo. Ma occhio: la settimana giusta cambia ogni anno, e non c'è previsione che tenga. Io sto pianificando per metà ottobre di quest'anno, con un piano B a inizio novembre, perché il foliage è una lotteria. Chi dice il contrario non è mai stato lì.
Arrivare non è complicato. Da Seoul, il bus diretto per Sokcho parte dal terminal di Dong Seoul e costa circa 25.000 won. Il viaggio dura tre ore, più il tempo per prendere il bus locale che porta all'ingresso del parco. In alternativa, il KTX fino a Gangneung e poi un altro bus, ma si perde più tempo. Muoversi dentro il parco è semplice: ci sono navette interne, ma le file sono lunghe. Il vero problema è la funivia per Gwongeumseong: la coda può superare l'ora e mezza, e il prezzo non è incluso nel biglietto d'ingresso. La salita a piedi verso Ulsanbawi è faticosa, con gradini ripidi e catene, ma è l'unico modo per vedere qualcosa senza stare in mezzo alla folla.
Per visitare il parco servono almeno due giorni. Il primo per Ulsanbawi e il tempio Sinheungsa, il secondo per la cascata Biryong e magari la valle di Cheonbuldong. Chi vuole salire al Daecheongbong, la vetta più alta, deve mettere in conto una giornata intera e un'alba alle 5. Il budget è medio-alto, non fatevi ingannare dai racconti di viaggio low cost. Una camera doppia a Sokcho in alta stagione costa dai 120.000 ai 200.000 won a notte. Mangiare fuori è caro, soprattutto vicino al parco. Si può risparmiare dormendo nei pensioni condivisi o nei templi stay, ma la comodità scende parecchio.
La delusione più grande è la folla. Non c'è un solo momento della giornata, nemmeno alle 7 del mattino, in cui ci si sente soli nella natura. E le guide non dicono mai che i sentieri principali sono asfaltati o in cemento per lunghi tratti. La natura selvaggia è lì, ma bisogna allontanarsi dai percorsi battuti, e questo richiede tempo e gambe.
Un consiglio che non troverete da nessuna parte: portatevi un paio di guanti da lavoro. Le catene sulle rocce di Ulsanbawi sono fredde e scivolose, e con l'umidità autunnale diventano pericolose. Nessuna guida lo dice, ma fa la differenza tra una salita piacevole e una giornata di disagio. E se il cielo è coperto, non disperate: la luce grigia sulle rocce granitiche ha un fascino che il sole non regala.