Nepal: Annapurna, trekking tra vette e monasteri
Il trekking dell'Annapurna è uno dei circuiti più vari e accessibili dell’Himalaya, ma richiede una pianificazione attenta per bilanciare vette, cultura e logistica.
La finestra migliore per percorrerlo è l'autunno, ottobre e novembre, quando il cielo è limpido e le temperature sono sopportabili anche a quote alte. La primavera, marzo e aprile, è altrettanto valida, con i rododendri in fiore, ma il clima è più instabile. Agosto, il mese in cui scrivo, è pieno monsone: sentieri fangosi, nuvole basse e sanguisughe abbondanti. Sconsigliato a meno di non volere un'esperienza estrema e isolata.
Per arrivare si atterra a Kathmandu, poi si prende un volo domestico per Pokhara – circa 30 minuti – o un bus turistico da 6-7 ore. Da Pokhara parte la maggior parte dei trekking. Muoversi a piedi è l'unica opzione reale per il circuito classico, anche se in alcune tratte (come quella da Jagat a Dharapani o il rientro da Jomsom) si possono usare jeep locali per accorciare.
Per quanto riguarda il budget, una stima realistica si aggira tra 800 e 1500 euro per persono per un viaggio di tre settimane, voli internazionali esclusi. Contando: permessi (TIMS e ACAP, circa 50 dollari totali), allogio in lodge economici (500-1000 rupie a notte), pasti (600-1200 rupie per piatto), guida o portatore facoltativi (20-30 dollari al giorno). Si può spendare meno se si campegia in autonomia, ma serve attrezzatura e esperienza.
Il tempo minimo per il circuito completo è 14-16 giorni, ma molti lo compressono in 12 saltando qualche deviazione. Chi ha meno fiato può optare per il solo campo base dell’Annapurna (7-9 giorni) o il Ghorepani Poon Hill (4-5 giorni).
Cosa non perdersi assolutamente: il valico del Thorong La (5416 m) all'alba, con i ghiacciai che sembrano a portata di mano; i monasteri di Muktinath, luogo sacro per indù e buddhisti; la passegiata tra i boschi di rododendri da Ghorepani a Tadapani; e la sosta a Manang per l'acclimatamento, con la vista sul Gangapurna.
Cosa evitare: sottovalutare il mal di montagna. Il diario del passo sale rapido, e molti finiscono a Kathmandu in elisoccoto. Anche l'afollamento: in alta stagione (ottobre-novembre, marzo-aprile) i lodge principali sono pieni e si dorme in sala da pranzo su materassi sottili. Un altro errore comune è portare troppo equipagiamento: i sentieri sono costellati di noleggi di bastoni e piumini a basso costo, ma la qualità è scarsa.
Un aspetto che può deludare è la progressiva commercializzazione del percorso. Villaggi come Chame e Pisang sono ormai catene di lodge con wifi e pizza al formagio. la vera atmosfera himalayana si perde un po' oltre Manang, ma si recupera nei tratti meno frequentati verso il passo.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: portare una piccola sacca a vuoto per proteggere il telefono dalla polvere e dall'umidità sui sentieri di alta quota. Meglio ancora, acquistare una scheda SIM locale Ncell con pacchetto dati trekking (copertura discreta fino a 4.000 m) prima di partire da Kathmandu, perché a Pokhara le ricariche sono più care e spesso non attivano il piano corretto.
Per muoversi, il bus locale è economico ma scomodo; il volo da Pokhara a Jomsom (se si sceglie di uscire dal circuito da lì) è spesso cancellato per vento. Meglio prenotare con flessibilità e tenere un giorno di margine.