Thailandia: Bangkok è meglio di qualsiasi isola tropicale
Bangkok è meglio di qualsiasi isola tropicale, e lo dico senza mezzi termini. Perché per quanto le spiagge siano belle, dopo tre giorni diventano tutte uguali: sabbia, palme e il rumore costante del mare che alla fine ti fa venire il mal di testa. La capitale thailandese ha una densità di stimoli che nessun paradiso costiero può eguagliare. Qui il caos è organizzato, ogni angolo nasconde un tempio, un mercato, un piatto che ti cambia la giornata.
Budget: decisamente economico. Con 30-40 euro al giorno si mangia da re, si dorme in un guesthouse decente e ci si muove ovunque. Street food a 1-2 euro a porzione, massaggi thailandesi a 6 euro l'ora. Certo, se si vuole l'hotel a cinque stelle si spende di più, ma non c'è paragone con le isole dove tutto è gonfiato per i turisti.
Come arrivare: volo diretto per Suvarnabhumi o Don Mueang. Poi BTS Skytrain o MRT per muoversi in città. I taxi sono economici, ma con il traffico meglio evitare: si perde tempo. Grab funziona, ma a volte il conducente annulla la corsa. Per spostarsi tra i quartieri, il bus navetta fluviale sul Chao Phraya è la soluzione migliore, costa pochi centesimi e regala una prospettiva unica.
Quanto tempo serve: minimo 4-5 giorni per vedere le cose essenziali, ma ci si potrebbe stare anche due settimane senza annoiarsi. Ogni distretto ha un'anima diversa: da Banglamphu (Khao San è solo l'inizio) a Thonburi, dai grattacieli di Sukhumvit ai canali di Bang Krachao, la "polmoni di Bangkok" che pochi conoscono.
Un aspetto negativo? L'inquinamento acustico. A volte sembra di vivere dentro una lavatrice. E il caldo è spietato anche ad agosto: umidità all'80% e aria che si può mordere. I templi più famosi, come Wat Pho e Wat Arun, sono assediati dai turisti: meglio andarci all'alba o dopo le 16.
Un consiglio specifico che non trovi sulle guide: prendere il treno notturno da Hua Lamphong per Ayutthaya, ma non per visitare le rovine (quelle le fanno tutti). L'esperienza è il viaggio stesso: sedersi nella carrozza di terza classe con i locali, mangiare riso al curry comprato dalla venditrice ambulante alla stazione, e vedere il sole tramontare sulla piana del Chao Phraya. Non serve nessun resort privato per avere un ricordo autentico. Bangkok è viva, sporca, rumorosa, ma soprattutto vera. Le isole sono solo cartoline patinate.