Isola di Sumba: megaliti, onde e tradizioni immutate
Sì, l'isola di Sumba è davvero fatta di megaliti, onde e tradizioni immutate, ma bisogna sapere dove andare. Il turismo è ancora marginale, fuori dai due o tre resort di lusso che occupano la costa sud-ovest. Il resto dell'isola vive come decenni fa, con villaggi disseminati nelle colline e tombe in pietra che raccontano un passato ancora presente.
Il periodo migliore è la stagione secca, da aprile a ottobre. A settembre le strade sono percorribili, il mare è pulito e le notti non sono troppo calde. Da novembre in poi le piogge rendono molti villaggi raggiungibili solo con ore di fango. L'aeroporto di Tambolaka, sulla costa occidentale, è il punto di arrivo più comodo. Ci sono voli diretti da Bali, circa un'ora e mezza. In alternativa si arriva via mare da Sumbawa, ma è una traversata lunga e non proprio regolare.
Per spostarsi serve un'auto con autista. Le strade interne sono dissestate, le distanze apparentemente brevi diventano viaggi di ore. Uno scooter è una pazzia se non si ha esperienza di guida su sterrato. Il costo per un'auto con autista si aggira sui cinquanta-sessanta euro al giorno, più il carburante. Il budget complessivo è di livello medio: si può dormire in homestay locali per quindici-venti euro a notte, ma i resort famosi chiedono prezzi da capogiro. Un viaggio di dieci giorni, senza eccessi, costa intorno ai millecinquecento euro a persona, voli esclusi. Per visitare le zone principali servono almeno sette giorni, dieci se si vuole vedere anche la costa nord.
Cosa non perdere: i megaliti di Pasunga, dove le tombe antiche convivono con le case tradizionali. Il villaggio di Praijing, con le sue capanne su palafitte. La spiaggia di Tarimbang, nella parte orientale, che ha onde impressionanti e quasi nessuno in giro. Da non perdere anche un mercato locale, dove si capisce davvero come funziona la vita quotidiana. Cosa evitare: le escursioni organizzate che promettono la 'Sumba autentica' e poi portano in scenette montate per i turisti. Eviterei anche di programmare tutto al minuto, perché i ritmi sono quelli che sono.
La delusione più grande è stata la parte attorno a Nihiwatu: spiaggia bellissima, ma impossibile avvicinarsi se non si è ospiti del resort. Le guide non dicono che la strada per Tarimbang è un incubo di buche e guadi, ma poi la ricompensa è enorme. Un consiglio che non compare sulle guide: il contante è indispensabile, perché fuori da Waikelo e Waingapu non ci sono bancomat. Se qualcuno del villaggio offre da bere, si ricambia con un'offerta simbolica alla comunità. Così si viene accolti ovunque.