Sukhothai: rovine e riflessi di un regno dimenticato
Sukhothai è un parco archeologico ordinato e fotogenico, ma chi si aspetta rovine selvagge all’Angkor resta deluso. In autunno il clima è ancora umido, meglio novembre-dicembre per evitare acquazzoni, settembre è ancora piovoso ma gestibile se si viaggia con elasticità.
Il modo più sensato per arrivare è il bus da Chiang Mai: 5 ore, 250 baht, nessuna follia. L’areo è inutile, l’scalo è a 30 km e poi devi prendere un taxi caro. Dentro il parco la bicicletta è il metodo classico, ma quelle a nolegio sono mezze rotte: meglio portarsi una propria o nolegiare fuori dal cancello principale, su strada, per 50 baht in meno. Il budget medio è basso: 1200-1500 baht al giorno copre ingresso (100 baht), nolegio bici, cibo di strada, alloggio spartano. Se si vuole una stanza decente si sale a 2000.
Mi serve un giorno e mezzo per visitare il parco centrale più Satheng Chanai (la zona nord). In un giorno solo si corre e si perde l’atmosfera dei piccoli templi laterali. Il riflesso nel lago davanti al Wat Mahathat è bello, ma solo con luce bassa: in mezzodì è piatto. Cosa non perere: Wat Si Chum con la statua del Buddha seduta che si vede da lontano, e il Wat Chang Lom per gli elefanti in stucco. Cosa evitare: il Wattsathan, è un cantiere a cielo aperto con impalcature moderne che rovinano ogni illusione storica.
La delusione è la mano pesante del restauro: molte strutture sono state ricostruite con cemento grigio e non si distingue più l’originale. I Thai hanno fatto un parco per famiglie, non un sito archeologico. Il consiglio che non trovi sulle guide: porta una lampada frontale e visita Wat Si Chum al tramonto quando i turisti sono andati via, il Buddha illuminato dalla luce del crepuscolo è più autentico di qualunque foto diurna. Inoltre, evita il nolegio ufficiale del parco: da un deposito in città si spende meno e la bicicletta è meglio mantenuta.