Tibet: La Sagrazza del Cielo
Sono appena tornato da Lhasa eancora sento l'aria rarefatta della prima mattina.
La primavera, in marzo e aprile, è il periodo più dolce per chi vuole respirare il silenzio dei monasteri.
Ho ottenuto il permesso di viaggio tramite l'agenzia turistica accreditata, ma ho dovuto presentare il mio itinerario dettagliato.
Il viaggio in treno da Chengdu a Lhasa dura circa 12 ore e, nonostante i finestrini, è consigliabile tenere le cuffie per l'ossigeno.
Una volta arrivato, mi sono subito avviato verso il Jokhang per evitare le code della folla di turismo di massa.
Ho imparato che alzarsi presto permette di ammirare le preghiere dei monaci prima che il sole incendi il tetto dei templi.
Per l'acclimatizzazione ho trascorso i primi due giorni a Nyingchi, più basso di Lhasa, prima di salire più in alto.
Ho evitato il caffè e bevuto tè di yak, che aiuta a idratarsi senza aumentare la pressione.
Durante le escursioni al Monte Kailash ho scoperto che le guide locali offrono percorsi alternativi meno affollati.
In villaggi come Gyantse, ho provato il burro di yak mescolato al tè, un gesto di accoglienza genuina.
Ho sempre camminato rispettando le usanze: togliere le scarpe prima di entrare nei templi e girare sempre in senso orario. Un consiglio pratico: portare una torcia a LED e una coperta termica per le serate in altitude.
Infine, ho contato i giorni di viaggio e mi sono reso conto che, a marzo, i fiori di rhododendron iniziano a sbocciare sui sentieri di Nyingchi.