Portofino in 3 giorni: vale la pena visitare le calette nascoste?
Portofino in tre giorni vale assolutamente la pena se si vuole scoprire le calette nascoste e respirare l’atmosfera di un villaggio di pescatori trasformato in meta di lusso.
Io sto organizzando il viaggio per la primavera, precisamente a fine marzo, quando il clima è più mite e la folla non è ancora al picco dell’estate. Parto da Genova con il treno regionale: la linea porta direttamente a Santa Margherita Ligure, l’unica fermata con collegamenti frequenti verso Portofino. Da lì prendo il bus locale, la linea 86, che sale sul promontorio in circa venti minuti, oppure, se si ha una macchina, è più comodo parcheggiare a Santa Margherita e proseguire con il bus; il parcheggio in centro a Portofino è quasi impossibile da trovare e molto costoso. Un’alternativa meno conosciuta è il traghetto dal molo di Santa Margherita, ideale per chi vuole evitare il traffico e già dal mare si intravede la piccola baia del borgo.
Il budget per tre giorni si colloca nella fascia medio‑alta, soprattutto perché i pasti in riva al mare tendono a far lievitare le spese, ma è possibile contenere i costi scegliendo un alloggio in una delle periferie, come Camogli o Sestri Levante, dove le sistemazioni sono più ragionevoli e i treni partono regolarmente verso Santa Margherita. Le escursioni in barca verso le calette più isolate – ad esempio la piccola insenatura di San Fruttuoso – richiedono comunque una spesa extra, ma non è necessario prenotare tour costosi: basta recarsi al molo di Camogli al mattino presto e chiedere al pescatore locale la barca più piccola disponibile, una soluzione che spesso sorprende per il prezzo contenuto.
Tre giorni permettono di suddividere le attività senza fretta. Il primo giorno è ideale per passeggiare per il centro, ammirare il porticciolo, visitare la chiesa di San Giorgio e prendere il primo sentiero verso la Torre di San Giovanni, con vista sul Mediterraneo. Il secondo giorno si dedica alla visita di San Fruttuoso: il sentiero che parte dal punto panoramico di Portofino è affascinante, ma la parte più tranquilla è la traversata in barca dalla piccola baia di Ca‘ Aldo, dove si può scendere direttamente sulla spiaggia di roccia e fare una nuotata libera. Il terzo giorno è perfetto per esplorare le calette meno battute, come la piccola baia di Cala Pasqua, accessibile solo a piedi dal vecchio faro di Portofino; la salita è breve ma richiede di sincronizzarsi con la marea bassa, altrimenti il sentiero si allaga.
Un aspetto negativo che ho già sentito da altri viaggiatori è la sensazione di “tourist trap” soprattutto nei mesi più caldi, quando i ristoranti di lusso gonfiano i prezzi e le file davanti ai negozi di souvenir diventano lunghe. Anche le stradine pedonali si riempiono rapidamente, rendendo difficile trovare un posto tranquillo per un caffè. Un altro piccolo inconveniente è la scarsa segnaletica per i sentieri meno conosciuti: è facile perdersi se non si porta con sé una mappa cartacea o una buona app GPS offline.
Un consiglio che non trovi nelle guide è quello di approfittare del mercato di pesce di Santa Margherita il sabato mattina: i pescatori vendono direttamente il pescato del giorno, tra cui orate e sardine freschissime. Comprando il pesce e un po’ di limone, si può fare un pranzo al sacco sulla roccia di una delle calette, godendo di un pasto genuino lontano dalle trappole per turisti. Un’altra chicca è la piccola cappella di San Lorenzo, nascosta dietro una vecchia villa sul promontorio; non è indicata nei percorsi più battuti, ma offre una vista spettacolare sulla costa e un momento di quiete assoluta.
In sintesi, tre giorni a Portofino sono sufficienti per scoprire il cuore del borgo, le calette più segrete e vivere un’esperienza più autentica rispetto al classico itinerario turistico. Con qualche accorgimento logistico e un po’ di spirito di avventura, la visita può risultare davvero memorabile.