Albania in 3 giorni: escursioni primaverili tra montagne e mare
Albania in 3 giorni è fattibile: si riesce a unire una camminata nei Pirenei Albanesi, una visita a Berat e un pomeriggio di relax sulla costa ionica, tutto nella dolce primavera.
Parto da Bologna con un volo low‑cost diretto verso Tirana: il volo dura poco più di un’ora e mezza, e il prezzo è nella fascia economica se prenoto con anticipo. Una volta atterrato, la maniera più pratica per muoversi è noleggiare un’auto compatta; le strade sono in buona parte asfaltate e la segnaletica è chiara, neanche i turisti più inesperti si perdono. In alternativa, esistono autobus intercity che collegano Tirana a Berat e a Sarandë, ma i tempi di attesa e i cambi possono allungare il programma.
Il primo giorno mi dedico all’entroterra. Dopo aver ritirato l’auto, prendo la statale SH4 verso Berat, la “città delle mille finestre”. Il borgo è già avvolto da un clima mite, con fiori di ciliegio che colorano le terrazze. Camminare sul castello di Berat richiede circa due ore, e la vista sul fiume Osumi è spettacolare. Da qui, una breve deviazione verso il villaggio di Gorica permette di assaggiare il pane locale cotto su pietra, un dettaglio che le guide tradizionali non menzionano ma che resta impresso. Il budget per l’intera giornata resta nella media: alloggio in una pensione familiare, pasti a base di piatti casalinghi e benzina, tutto senza sforare.
Il secondo giorno è dedicato alla montagna. Parto presto verso le montagne di Llogara, dove il passaggio a 1.027 metri offre panorami sul mare Adriatico e l’Albania interior. Una delle escursioni più trascurate è il sentiero che porta al lago di Koman; è poco pubblicizzato, ma il trekking di tre ore attraversa foreste di pini e offre un lago dall’acqua cristallina dove è possibile fare una sosta per un picnic improvvisato. Lì, la presenza di una piccola capanna gestita da una famiglia locale permette di ricaricare le batterie con una tazza di caffè grezzo. È l’unico posto dove troviamo Wi‑Fi gratuito in alta quota, un peccato di cui lamentarsi perché la connessione è lenta, ma è un piccolo sacrificio per la bellezza del posto.
Il terzo giorno è dedicato al mare. Scendo verso il sud, lungo la costa ionica, per arrivare a Sarandë. La spiaggia di Ksamil è spesso ingombrata dai tour di massa, così preferisco una caletta più nascosta a pochi chilometri di distanza: la baia di Pasqyrat. Lì, la sabbia è finissima e le acque turchesi sono quasi deserte in primavera. Un trucco che non trovi nei libri è portare con sé una piccola torcia subacquea per esplorare le grotte marine alla fine della baia; è un’esperienza silenziosa che pochi visitatori scoprono. Dopo la nuotata, rientro a Tirana per la sera, dove un ristorante di cucina tradizionale offre il famoso tavë kosi, un piatto a base di agnello e yogurt, servito in porzioni generose.
Un aspetto negativo che emerge è l’imprevedibilità del servizio di autostazione nelle zone più remote: a volte le stazioni di rifornimento sono chiuse o fuori orario, quindi è consigliabile fare il pieno in città più grandi prima di partire per le escursioni. Un suggerimento più specifico, difficile da trovare su internet, è chiedere al personale dell’alloggio di Tirana di organizzare un trasferimento serale verso il porto di Vlora: il traghetto per Sarandë parte poco prima del tramonto e consente di godere di una vista panoramica sul mare mentre il sole scende.
In sintesi, tre giorni in Albania in primavera permettono di toccare le contraddizioni del paese: montagne selvagge, città d’arte poco turistiche e coste incontaminate, il tutto mantenendo un budget medio‑economico e senza cadere nelle trappole dei percorsi standardizzati.