Patagonia argentina: trekking autunnale e glaciari da non perdere
Patagonia argentina in autunno è perfetta per chi vuole fare trekking tra boschi coloriti e vedere i glaciari più impressionanti senza la folla estiva. Il clima è fresco ma stabile, le giornate si allungano e i sentieri si aprono con una luce dorata che rende le foto inutili, perché la vista è già sufficiente a riempire la mente.
Il budget si colloca decisamente nella fascia medio‑alta; si può andare con un portafoglio controllato se si scelgono ostelli e campeggi, ma i trasporti e i permessi per i parchi spingono verso una spesa più consistente. Per arrivare, l’opzione più pratica è volare a Buenos Aires e poi prendere un volo interno verso El Calafate; da lì, gli autobus locali coprono la maggior parte delle tratte verso El Chaltén e la zona dei ghiacciai. In alternativa, il bus notturno da Rio Gallegos è più economico ma richiede più tempo e una buona dose di pazienza con le fermate. Una volta nella zona, il modo più comodo per muoversi è noleggiare un 4×4 o affidarsi ai piccoli bus che collegano i punti di partenza dei trekking; le strade sono in gran parte sterrate, quindi è bene avere qualche giorno extra per eventuali ritardi dovuti al vento.
Per assaporare l’essenza del luogo, servono almeno quattro‑cinque giorni: due per il trek di Laguna de los Tres, uno per il circuito del Perito Moreno e un giorno extra per esplorare il campo di ghiaccio Upsala. Se si vuole inserire un trekking più lungo, come il Cerro Torre, occorre aggiungere almeno due giorni.
Un aspetto negativo è la variabilità del tempo: in autunno le nuvole possono scendere improvvisamente, rendendo i sentieri scivolosi e le vedute dei ghiacciai occluse da nebbia. Inoltre, i servizi di ristorazione nei rifugi sono limitati e spesso si chiudono prima del previsto, costringendo a portare cibo sufficiente per più giorni.
Un consiglio che non appare nei soliti manuali è quello di prendere il bus delle 06:00 da El Calafate verso Lago Argentino e scendere a una fermata poco segnalata vicino al punto di osservazione del ghiacciaio Viedma; da lì, una breve camminata di 20 minuti porta a una prospettiva poco affollata, con il sole che illumina il ghiaccio a quell’ora. Inoltre, vale la pena portare una stufa a gas portatile per riscaldarsi durante le pause: le capanne dei rifugi sono spesso gelide e non offrono riscaldamento centralizzato. In sintesi, l’autunno patagonico è duro, ma ricompensa chi sopporta il vento con paesaggi che rimangono impressi a lungo.