Mongolia selvaggia: steppe, nomadi e caverne di Gobi
Sì, la Mongolia selvaggia regala steppe sconfinanti, nomadi autentici e le misteriose caverne del Gobi.
Parto da Firenze con un volo per Ulan Bator, collegamento più semplice via una grande capitale europea. L’aeroporto di Ulan Bator è il punto di partenza obbligato; da lì si affitta un 4×4 con autista locale, l’unico modo per muoversi in modo flessibile tra le distese. Per chi vuole risparmiare, esistono mini‑bus di linea tra le principali tappe, ma sono poco puntuali e affollati.
Tempo consigliato: almeno dieci giorni per coprire la capitale, la valle di Orkhon, il deserto del Gobi e le caverne di Bayanzag, senza correre. Un itinerario più stretto può ridursi a sette giorni, ma si perde gran parte dell’esperienza nomade.
Budget generale: economico se si opta per dormitori in ger (yurt) condivisi, cibo di strada e trasporti pubblici; medio con sistemazioni private in ger, pasti in ristoranti locali e noleggio auto con guida; alto se si sceglie un lodge di lusso nel deserto e tour privati con equipaggiamento completo.
Giorno 1 – Arrivo a Ulan Bator, visita al Museo di Storia e al mercato central. Pernottamento in una pensione a basso costo.
Giorno 2 – Partenza verso la valle di Orkhon: 5‑6 ore di guida su strade dissestate, sosta a Kharkhorin per vedere le rovine dell’antica capitale. Cena con famiglia nomade, esperienza di “khorkhog” (agnello cotto sotto la sabbia).
Giorno 3 – Trekking leggero tra le steppe, incontro con pastori di cavalli. Notte in ger presso una famiglia di pastori, possibilità di provare a mungere.
Giorno 4 – Viaggio verso il deserto del Gobi, attraversando la zona di dunes di Khongoryn. Sosta a Dalanzadgad per rifornirsi. Sistemazione in un campo di tende rustiche.
Giorno 5 – Escursione alle caverne di Bayanzag ( “Flaming Cliffs” ), famose per i fossili di dinosauro. È consigliabile partire all’alba per evitare il caldo di mezzogiorno.
Giorno 6 – Visita al lago Orog Nuur, osservazione di fenicotteri rosa e altre specie rare. Ritorno al campo serale, cena a base di carne di cavallo.
Giorno 7 – Giornata di riposo, possibilità di fare un giro a cavallo tra le dune. Si scopre che le strade non sono asfaltate; il veicolo può incastrarsi in sabbia fine, quindi è utile avere una pala.
Giorno 8 – Rientro verso Ulan Bator, fermata a un villaggio di pastori per acquistare artigianato in pelle.
Giorno 9 – Ultimo giorno in città: visita al monastero Gandantegchinlen e al mercato delle ceramiche. Preparazione del bagaglio per il volo di ritorno.
Giorno 10 – Partenza per Firenze.
Negativo principale: la copertura di rete è estremamente limitata fuori dalla capitale; anche le telefonate internazionali possono risultare impossibili per giorni interi. Inoltre, i bagni pubblici in zona remota sono quasi inesistenti, quindi è consigliato portare carta igienica e un piccolo sapone biodegradabile.
Consiglio speciale che raramente compare nelle guide: chiedere a un pastore locale di indicare i “punto d’acqua nascosti” nelle dune del Gobi; questi piccoli oasi temporanee sono l’unico modo per rinfrescarsi senza affidarsi ai pochi punti di ristoro ufficiali. Portare una borraccia termica e riempirla alle ore più fresche evita di dover percorrere chilometri alla ricerca di acqua.
Con le giuste precauzioni, l’avventura nella Mongolia selvaggia resta una delle esperienze più pure e fuori dai circuiti turistici standard.