Iceland in aprile: il vero silenzio oltre le guide turistiche
Il vero silenzio in Islanda ad aprile si trova fuori dai circuiti dei grandi tour, nelle zone dove la neve appena sciolta lascia spazio a prati verdeggianti e a laghi immaturi. Io sto preparando il viaggio e, guardando le guide, sembra che tutti puntino su Reykjavik, la Laguna Blu e le cascate più famose; invece la tranquillità autentica è in luoghi quasi dimenticati.
Il budget si colloca nella fascia medio: voli low cost da Europa, alloggio in guesthouse o bungalow fuori città, e pasti in piccoli ristoranti locali. Arrivare è semplice: un volo per Reykjavik, poi noleggiare un’auto 4x4 per raggiungere le aree più isolate; le strade principali sono ben tenute, ma le strade di montagna richiedono pneumatici invernali anche in primavera. Muoversi con i bus è possibile ma limitato, soprattutto per le zone più remote.
Per vedere il vero silenzio servono almeno cinque‑sette giorni; così si può dedicare un paio di giorni a Reykjavik, una giornata a Snæfellsnes, e il resto a esplorare la zona di Hveravellir e la valle di Þórsmörk, dove i sentieri sono quasi privi di altri viaggiatori. Una delusione comune è la chiusura anticipata di alcune terme naturali a causa di condizioni climatiche imprevedibili: un bagno termale programmato può trasformarsi in una camminata sul ghiaccio.
Un consiglio che non compare nelle guide è di programmare il trekking nella valle di Þórsmörk al primo mattino, quando la luce è fioca e i pochi visitatori ancora dormono; così il paesaggio appare quasi surreale e il silenzio è totale. Inoltre, portare una borraccia termica con acqua calda permette di riscaldarsi durante le pause in zone dove i rifugi sono chiusi. In questo modo il viaggio riesce a scoprire l’Islanda che i libri di viaggio preferiscono nascondere.