Qual è il vero gusto del Kerala: spezie, backwaters e trekking
Il vero gusto del Kerala è un misto di spezie che ti colpiscono al naso, canali d’acqua tranquilli e sentieri di montagna che ti costringono a rallentare. Io lo percepisco come un’esperienza sensoriale completa, non solo una foto Instagram dei backwaters.
Il budget più realistico è medio: una stanza in guesthouse o in un piccolo resort costa intorno a cinquanta‑cinquecento euro a settimana, i pasti nelle taverne locali sono molto più economici dei ristoranti turistici, e le attività di trekking e le escursioni in houseboat si aggirano su trecento‑quattrocento euro per l’intero itinerario. Chi vuole risparmiare può dormire in dormitori di ostelli a Kochi e spostarsi con i bus locali, ma il prezzo medio garantisce un certo livello di comfort senza svendere l’esperienza.
Arrivare è semplice: volare a Kochi (Cochin International Airport) è l’opzione più veloce, poi prendere un taxi o un auto‑rickshaw verso la città. Per spostarsi tra le diverse zone (Cochin, Munnar, Alleppey, Wayanad) uso il treno intercity, i bus a lunga distanza e, per le aree più remote, noleggio una piccola moto. Le strade sono in parte dissestate, però la rete di auto‑rickshaw è capillare e permette di girare anche dove i grandi autobus non arrivano.
Il tempo ideale per assaporare tutti gli aspetti è di circa dieci‑dodici giorni. Un programma tipico include due giorni a Kochi per le spezie e la storia coloniale, tre giorni a Munnar per le piantagioni di tè e i trekking, due giorni sui backwaters di Alleppey con una notte in houseboat, e il resto per il trekking nella zona di Wayanad, dove le colline offrono panorami mozzafiato.
Il punto debole è la stagione dei monsoni che, sebbene aggiunga un’atmosfera mistica, porta a piogge torrenziali e a un aumento dei prezzi delle houseboat, che diventano spesso sovraffollate. Inoltre, la segnaletica nelle zone di trekking è scarsa e qualche sentiero è ancora in fase di manutenzione, il che può provocare frustrazione.
Un consiglio che non trovo nelle guide è quello di partecipare a una lezione di cucina casalinga in un villaggio di spice garden a Idukki; si impara a mescolare le spezie locali con un’attenzione che solo i residenti possono dare, e si finisce per cenare con la famiglia ospitante. Porta sempre una borraccia filtrante, perché l’acqua del rubinetto nei piccoli centri è variabile e non sempre potabile.
In sintesi, il Kerala non è solo una foto romantica: è un territorio di contrasti che richiede tempo, curiosità e un po’ di spirito di avventura.