Giappone in primavera: sushi, sakura e treni che non aspettano
Giappone in primavera è il periodo perfetto per il sushi, i sakura e i treni che non aspettano. Arrivare è semplice: volare da Bologna a Tokyo con una compagnia low‑cost, poi prendere il Narita Express o la linea Keisei per la città; il pass ferroviario JR è quasi obbligatorio, altrimenti si spende una fortuna saltafista. Il budget si divide in tre fasce: economico (ostelli capsule, pasti da konbini e JR Pass a 7 giorni), medio (hotel 3‑4 stelle, ristoranti di sushi di medio livello e un pass di due settimane) e caro (ryokan, sushi di alta cucina e taxi privati). Per vedere tutto senza correre, servono almeno dieci giorni; tre giorni a Kyoto, tre a Osaka, quattro a Tokyo e dintorni è il minimo ragionevole.
Cosa non perdere: il parco di Ueno per i primi fiori, il mercato di Tsukiji per il colazione a base di nigiri, e una visita al tempio di Kiyomizu‑dera con vista sul Monte Higashiyama. Da evitare è l’ossessione di “catturare ogni sakura” nei parchi più famosi: le code si allungano più dei treni Shinkansen e il divertimento svanisce. Una delusione comune è il sushi “touristico” nei pressi di Shibuya: prezzi gonfiati e qualità da fast food, meglio cercare i piccoli izakaya nei vicoli di Nakameguro.
Consiglio non in guide: prenotare una piccola tavola al sushi‑bar di Miyako, poco conosciuto, chiamando direttamente il giorno prima e chiedendo il “omakase del lunedì”; il risultato è un’esperienza autentica senza code. E per non perdersi il primo treno verso il Monte Fuji, dormire una notte in una capsule vicino a Shinagawa: si sveglia alle 5, prende il primo Shinkansen e arriva prima che la folla si formi.