Quali cascate nascoste da esplorare in Islanda ad aprile?
Le cascate più nascoste da esplorare in Islanda ad aprile sono Gljúfrabúi (nascosta dietro una gola vicino a Seljalandsfoss), la parte meno battuta di Svartifoss nel Parco di Skaftafell, Hraunfossar‑Barnafoss nella zona di Borgarnes, la mini‑cascata di Gjáin in Þjórsárdalur e la piccola Raufarhólshellir che scorre sotto un antico cratere vulcanico.
Io organizzo il viaggio con un budget medio: volo da Roma a Reykjavik a circa 250 €, alloggio in guest‑house o Airbnb per 80‑100 € a notte, noleggio di un 4×4 per 70 € al giorno, cibo fai‑da‑te e qualche pasto in ristoranti locali. Con questi parametri il costo complessivo per una settimana rimane intorno ai 1 500 €.
Per arrivare, volo diretto a Reykjavik e ritiro l’auto il giorno stesso dell’arrivo. Il noleggio di un 4×4 è quasi obbligatorio ad aprile, perché le strade secondarie verso Gljúfrabúi e Gjáin possono essere coperte di neve residua o fangose. Da Reykjavik la Ring Road (1) porta verso il sud; a Seljalandsfoss prendo una deviazione di circa 10 km per raggiungere l’ingresso di Gljúfrabúi. Per Hraunfossar‑Barnafoss mi dirigo verso la costa occidentale, passando per Borgarnes e seguendo le indicazioni per “Kirkjufell”. Svartifoss si visita dal lato est del Parco di Skaftafell, evitando il sentiero più affollato che parte da Skaftafell Visitor Centre.
Il tempo necessario per coprire tutte le cascate è di quattro‑cinque giorni di guida, più un giorno extra per eventuali ritardi o per godersi con calma il paesaggio di Þjórsárdalur. Un itinerario di sei giorni permette di inserire anche una visita a Reykjavik e a una sorgente termale nella zona di Hveragerði.
Un aspetto negativo è rappresentato dal clima: ad aprile le giornate sono ancora brevi, il vento può rendere difficili le camminate lungo le rive, e alcune passerelle di legno sono chiuse per manutenzione stagionale. In più, la presenza di ghiaccio su alcuni sentieri rende scivoloso il terreno intorno a Hraunfossar.
Un consiglio poco citato nelle guide è quello di portare una piccola paletta pieghevole e dei sacchetti impermeabili per la fotocamera: in molti punti la roccia è coperta da muschio e sabbia fine, e una leggera scavo permette di trovare un punto più stabile per fotografare la caduta d’acqua senza rischiare l’attrezzatura. Inoltre, è utile controllare le segnalazioni locali su “road.is” il mattino prima di partire, perché le chiusure improvvise possono far perdere ore preziose.