Patagonia cilena in 5 giorni: ghiacciai, trekking e gastronomia
Sì, è possibile comprimere ghiacciai, trekking e gastronomia della Patagonia cilena in cinque giorni, anche se la programmazione richiede un po’ di disciplina e una buona dose di flessibilità. Parto da Roma con un volo per Punta Arenas, di solito con scalo a Buenos Aires; l’arrivo a Punta Arenas è il punto di ingresso più comodo, poiché da lì partono i bus per Puerto Natales e Puerto Río Tranquilo. Il budget si colloca nella fascia medio‑elevata: il volo intercontinentale è la voce più consistente, intorno ai 1 200 €, i trasferimenti in autobus costano circa 60 € per tratta, l’alloggio varia da 40 € a 120 € a notte a seconda di ostelli o boutique hotel, e i pasti hanno una media di 25 € per giorno se si alternano ristoranti di cucina locale a opzioni più economiche.
Il programma ideale prevede:
Giorno 1 – Arrivo a Punta Arenas, trasferimento serale a Puerto Natales e sistemazione; cena a base di “curanto”, pietanza tradizionale a base di carne, patate e frutti di mare cotta nel buco della terra.
Giorno 2 – Tour di una giornata al Parco Nazionale Torres del Paine, trekking di circa 8 km fino al Mirador Base Las Torres; rientro a Puerto Natales.
Giorno 3 – Partenza per Puerto Río Tranquilo, visita al Ghiacciaio Serrano con una breve escursione sul ghiacciolo, poi imbarco per la famosa Laguna San Rafael; sera una cena di “cordero patagónico” con vino di Valle del Elqui.
Giorno 4 – Ritorno a Puerto Natales, giornata dedicata a una camminata leggera nella Valle del Francés, dove si incontrano foreste di lengas e panorami mozzafiato; pomeriggio libero per una visita al museo locale.
Giorno 5 – Rientro a Punta Arenas, visita al museo storico e partenza per il volo di ritorno.
Un aspetto negativo che è facile dimenticare è la variabilità del tempo: anche a maggio la Patagonia può passare da sole splendente a nebbia fitta e pioggia in pochi minuti, rendendo alcune escursioni più lunghe del previsto e talvolta costringendo a rimandare una visita a un ghiacciaio. Un’altra delusione è la scarsa presenza di ristoranti vegetariani; la cucina locale è ancora molto incentrata su carne e pesce.
Un consiglio che non compare nelle guide è di chiedere al personale dell’ostello di organizzare un “cooking class” informale con una famiglia locale; spesso offrono la possibilità di imparare a preparare il “cazuela de chiloé” nella loro cucina, un’esperienza che arricchisce davvero la scoperta gastronomica e permette di capire meglio le tradizioni culinarie della zona.