Cambogia: templi millenari e villaggi galleggianti
La Cambogia è un paese che ti prende a pugni nello stomaco tra templi assurdi e villaggi galleggianti che sembrano usciti da un sogno. Ma non è tutto oro quel che luccica, e meglio sapere prima cosa aspettarsi.
Quando andare: il periodo migliore è da novembre a febbraio, quando c'è la stagione secca e non muori di caldo. A maggio, come ora, è già iniziata la stagione delle piogge. Non è un disastro, le precipitazioni sono brevi e violente, ma poi torna il sole. Il lato positivo è che i templi sono meno affollati e i prezzi calano. Se viaggi in bassa stagione, preparati a zanzare e umidità alta.
Come arrivarci: volo diretto da Bangkok o da Ho Chi Minh. Io sono partito da Bangkok con AirAsia, una quarantina di euro con bagaglio a mano. Da lì, si arriva a Siem Reap in un'ora. Per spostamenti interni, il bus locale è il re. Da Phnom Penh a Siem Reap ho pagato 10 dollari per un viaggio di 6 ore. I tuk-tuk sono il mezzo principale nelle città, ma contratta sempre il prezzo prima di salire.
Budget: la Cambogia è economica, ma non quanto il Vietnam o il Laos. Con 20-25 euro al giorno si vive bene: dormi in guesthouse basiche (5-8 euro a notte), mangi street food (un piatto di noodles a 1.50 euro) e ti sposti con i mezzi pubblici. Se vuoi visitare Angkor Wat, il biglietto da un giorno costa 37 dollari, tre giorni 62 dollari. È la spesa più grossa.
Cosa non perdere: Angkor Wat, ovviamente. Ma non fermarti lì. Il tempio di Ta Prohm, con gli alberi che lo inghiottono, è più suggestivo. I villaggi galleggianti sul lago Tonle Sap sono un'altra esperienza. Ma attenzione: molti sono diventati attrazioni turistiche, con barche a motore e venditori insistenti. Se vuoi qualcosa di più autentico, vai a Kampong Phluk, meno famoso e più ruspante.
Cosa evitare: i tour organizzati. Prendi un pass per Angkor e giralo in bici o con un tuk-tuk a noleggio. Costa meno e vedi quello che vuoi. Evita anche i ristoranti di Pub Street a Siem Reap, pieni di turisti e prezzi gonfiati. Mangia nei locali locali a nord della città.
Un aspetto negativo: la povertà è ovunque. Bambini che vendono braccialetti, mendicanti, strade dissestate. A volte ti senti un portafoglio con le gambe. Soprattutto ad Angkor, la folla può rovinare l'esperienza. Meglio andare all'alba, ma preparati a una marea di persone con i selfie stick.
Consiglio specifico che non trovi sulle guide: invece di fare il giro classico dei templi, noleggia una bicicletta e vai a Beng Mealea, un tempio a 60 km da Siem Reap. È poco visitato, coperto dalla giungla, e puoi arrampicarti tra le rovine senza guardie che ti urlano dietro. Da maggio, con le piogge, la vegetazione è ancora più fitta. Porta acqua e scarpe chiuse. Per i villaggi galleggianti, prendi un battello pubblico locale, non quelli turistici. Costa un terzo e vedi la vita vera.
Quanto tempo serve: minimo una settimana per Phnom Penh (museo del genocidio di Tuol Sleng, un pugno nello stomaco) e Siem Reap. Due settimane se vuoi scendere sulla costa, a Sihanoukville o sulle isole Koh Rong. Ma Sihanoukville è un cantiere edile, meglio evitarla e andare direttamente sulle isole.
In pratica, la Cambogia è un paese crudo, affascinante, ma non per tutti. Porta pazienza, contratta sempre, e non aspettarti comfort. Ne vale la pena.