Zanzibar: tra spezie e dhow, un'isola senza tempo
Zanzibar: tra spezie e dhow, un'isola senza tempo? Più che senza tempo, direi un'isola dove il tempo sembra essersi fermato per il turismo, ma per chi ci vive corre veloce come i dhow che scompaiono all'orizzonte.
Sono appena tornato da una settimana passata tra Stone Town e le spiagge del nord, a maggio. Budget medio, diciamo sui 100-120 euro al giorno tutto compreso (volo escluso, ovviamente). Si può spendere meno se si dorme in guesthouse locali e si mangia street food, ma per muoversi con un minimo di comfort serve quella cifra.
Arrivare è semplice: volo diretto da Roma o Milano con Air Tanzania o Ethiopian, scalo breve. Una volta lì, il modo migliore per spostarsi è il dala dala, i minibus locali. Economici, ma affollati e senza orari fissi. Per le distanze più lunghe (come da Stone Town a Nungwi) meglio noleggiare un taxi condiviso o un'auto con autista, perché il dala dala impiega il doppio e l'aria condizionata è un miraggio. Per visitare l'isola in modo decente servono almeno 5-7 giorni: tre per la parte storica e le spezie, il resto per le spiagge. Se si vuole vedere anche Jambiani o la costa est, aggiungere due giorni.
Un aspetto negativo? La pressione commerciale. A Stone Town ogni angolo è un negozio di spezie o di kanga, e i venditori sono insistenti. All'inizio sembra pittoresco, dopo un po' diventa stancante. In spiaggia invece il problema è la marea: a Nungwi l'acqua si ritira per centinaia di metri, e bisogna camminare fino alle barriere coralline per fare il bagno quando è bassa. Non lo dicono le guide patinate.
Un consiglio che non si trova nei soliti posti: portarsi una maschera e boccaglio propri, e andare a fare snorkeling dalla parte di Mnemba Island, ma non con i tour organizzati di resort. Meglio contattare direttamente un pescatore locale al mattino presto, pagare 20 dollari a testa e farsi portare lì con il suo dhow di legno. Si vede il corallo senza folla, e si sostiene un'economia locale vera. Non aspettatevi però il cartello "tour operator" con la licenza: funziona tutto sul passaparola.
La delusione più grande è stata la gestione dei rifiuti sulle spiagge meno frequentate. Sembra un'isola da cartolina, ma basta allontanarsi di cinquanta metri dai resort per trovare plastica e reti abbandonate. Non è colpa dei turisti, ma la sensazione di uno sviluppo disordinato si sente.
Insomma, Zanzibar è bella, ma non è il paradiso dei dépliant. Vale il viaggio, a patto di accettare il caos, i prezzi gonfiati per i bianchi e la fatica di cercare l'autenticità dietro la facciata da cartolina.