Ho Chi Minh: tunnel e la guerra raccontata male
Perché la storia della guerra in Vietnam viene raccontata in modo distorto nei tunnel di Cu Chi, e chi va a Ho Chi Minh dovrebbe saperlo. Sono stato ad aprile, e la sensazione è che il conflitto venga presentato quasi come una specie di attrazione folcloristica, con i vietcong ridotti a macchiette furbe e i visitatori che strisciano ridendo nei cunicoli. Nessuno parla delle stragi civili, dei bombardamenti tappeto, delle conseguenze dell’Agent Orange. Sembra un parco giochi patriottico, non un memoriale.
Budget medio: con 50-60 euro al giorno si vive bene, mangiando street food e prendendo Grab per spostarsi. Per arrivare, il volo da Bologna scalo a Istanbul o Francoforte, niente diretto. In città ci si muove meglio con Grab che con i taxi truffaldini, ma meglio scaricare l’app prima. Per visitare i tunnel serve mezza giornata: si parte la mattina presto, si torna per pranzo. Aggiungerei almeno tre giorni per la città: un giorno per il War Remnants Museum (obbligatorio, ma preparati a una narrazione molto parziale), uno per i tunnel, uno per girare District 1 e il mercato di Binh Tay.
La delusione più grossa? I tunnel stessi sono stati allargati per i turisti occidentali. Quelli veri sono strettissimi, e la guida ti fa fare solo un tratto breve. In più, il racconto della guerra è totalmente filtrato: si celebra la resistenza, ma non si accenna ai crimini commessi da entrambi i lati.
Un consiglio che non trovi sulle guide: invece di Cu Chi, vai al tunnel di Ben Duoc, meno famoso, più autentico, e lì la guida racconta anche il punto di vista dei soldati sudvietnamiti. Portati una torcia piccola e un fazzoletto per il sudore, perché dentro si soffoca. E non comprare i souvenir sparati con il kalashnikov: è una messa in scena ridicola.