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Indonesia: Sumba, spiagge selvagge e tradizioni ancestrali

Sì, Sumba è davvero uno di quei posti dove le guide turistiche raccontano favole, ma la verità è che devi sudartela parecchio per vedere quelle spiagge selvagge. Ho passato le ultime settimane a pianificare un viaggio per questa primavera, perché a maggio il clima è ancora secco e si evita l'umidità pazzesca di dicembre. Il budget? Diciamo medio-alto, non economico come si potrebbe pensare. I voli interni da Bali a Tambolaka o Waingapu costano cari, e una volta lì i prezzi lievitano perché non c'è concorrenza. Per spostarsi, niente mezzi pubblici decenti: l'unica opzione sensata è noleggiare un fuoristrada con autista per almeno 600-700 mila rupie al giorno, e meglio contrattare tutto prima perché poi ti chiedono extra per i pedaggi improvvisati. Per visitare davvero l'isola servono almeno dieci giorni, anche perché le strade sono un disastro e tra un villaggio e l'altro ci metti ore.

L'aspetto negativo che pochi raccontano? Le spiagge selvagge sono bellissime, ma spesso per arrivarci devi camminare su sentieri di rocce appuntite o attraverso pascoli di bufali che ti guardano male. E l'acqua? Correnti fortissime, non è come a Bali dove ti butti tranquillo. Poi c'è la delusione delle tradizioni: nei villaggi ti aspettano con cerimonie improvvisate a pagamento, roba da turisti. Il consiglio che non trovi sulle guide è di portarsi un telo di cotone spesso, perché nelle homestay le lenzuola sono di plastica e sudi come un maiale. E contanti, tanti contanti, perché i bancomat funzionano solo a Tambolaka e spesso sono vuoti. Non è un viaggio per chi cerca comodità, ma se uno ha pazienza e non si fa le aspettative da cartolina, Sumba regala momenti autentici.

2 Commenti

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ag
ago_70

Ci sono stato e confermo: ogni spiaggia ha il suo ticket.

la
lauro_79

Non sono d'accordo, esageri. Ci sono spiagge libere senza biglietto, basta allontanarsi un po' dai lidi attrezzati.