Isole Faroe: villaggi sperduti e cascate nell'oceano
Le Isole Faroe sono esattamente questo: villaggi che sembrano aggrappati alle montagne e cascate che cadono direttamente nell’oceano, un posto che ti lascia senza fiato a ogni curva. Ci sono stato la scorsa primavera, a maggio, e l’atmosfera era ipnotica, tra nebbia che si alzava all’improvviso e pecore che camminano per strada come se fossero loro le padrone.
Per budget direi medio-alto: non è una meta economica. Volare da Firenze con scalo a Copenhagen o Billund può costare sui 300-400 euro a tratta, ma i prezzi salgono in alta stagione. Una volta lì, il modo migliore per muoversi è noleggiare un’auto: le strade sono strette e spesso a senso unico, ma senza macchina perdi metà del fascino, perché gli autobus coprono solo le tratte principali. Servono almeno sette giorni per visitare i luoghi simbolo – Sørvágur, Tórshavn, Klaksvík – e concedersi qualche escursione.
L’aspetto negativo più grosso è il meteo: a maggio piove e tira vento anche tre volte al giorno, e certe cascate come Múlafossur le vedi appena per via della foschia. Una delusione? Il villaggio di Gjógv è bellissimo nelle foto, ma in realtà è piccolo e turistico, pieno di gruppi organizzati.
Un consiglio che non trovi sulle guide: porta sempre un paio di scarponi impermeabili alti fino al polpaccio, non solo scarpe da trekking. I sentieri sono fangosi e le pecore scavano buche che si riempiono d’acqua; con le scarpe basse ti bagni in dieci minuti. E se vuoi evitare la folla, vai a Mykines a fine maggio, quando i pulcinella di mare sono ancora lì ma i traghetti non sono pieni.