Ikaria: l'isola dei centenari tra natura e autenticità
Il titolo chiede se Ikaria sia davvero l'isola dei centenari tra natura e autenticità: sì, lo è, ma non per i motivi che vendono le guide patinate. Sono stato a Ikaria a maggio, inizio stagione, e ho scoperto un posto che vive ancora fuori dal tempo, ma con parecchie ombre che nessuno racconta.
Budget: medio-alto per il trasporto, economico una volta sull'isola. I voli per Samo o Atene costano, poi il traghetto da Atene (Pireo) è lungo e non proprio a buon mercato. Meglio atterrare a Samo e prendere il traghetto locale (circa 2 ore, pochi euro). In loco serve un’auto a noleggio, perché i bus sono rari e non coprono i villaggi interni. Ho speso circa 70 euro al giorno per tutto, ma se si mangia fuori sera – e qui si mangia fino a tardi – il conto sale.
Tempo necessario: almeno una settimana, ma meglio dieci giorni. Ikaria non è piccola, le strade sono tortuose, e il vero spirito dell'isola si coglie solo fermandosi a parlare con la gente – che parla greco, non inglese. La parte occidentale è più selvaggia e autentica, quella orientale ha spiagge più comode ma più turisticate ad agosto. A maggio ho trovato paesaggi deserti, fiori ovunque, e i famosi centenari che lavorano ancora nei campi: non sono una leggenda.
Aspetto negativo: la delusione più grande è il mare. I greci dicono che Ikaria ha acque trasparenti, ma molte spiagge sono pietrose, sassose, e il fondale scende ripido. Per nuotare bene bisogna cercare le baie meno accessibili, come Nas o Livadi, ma il vento a maggio può essere fastidioso. Inoltre, l’autenticità è autentica solo se non hai pretese da resort: mancano servizi, ristoranti aperti con orari fissi, e la sera dopo le 22 tutto tace. Se cerchi vita notturna, non è post.
Consiglio specifico che non si trova sulle guide: non perderti la festa di Panagia a Langada, ma informati prima – non c’è un calendario online preciso. Chiedi agli anziani nei kafeneia. E per mangiare, cerca le “bougainvillea nights” improvvisate: signore che preparano soufra (pasti comunitari) nel cortile di casa. Nessun ristorante te lo segnala. Porta contanti, quasi ovunque non accettano carte, e impara almeno “kalimera” e “efharisto”. La bellezza di Ikaria è nella lentezza forzata, ma non romantizziamola: è anche fatica.