Okinawa: itinerario tra spiagge e cultura ryukyu
Okinawa: itinerario tra spiagge e cultura ryukyu
Per chi ama il Giappone ma cerca qualcosa di diverso da Tokyo o Kyoto, Okinawa è una destinazione che unisce spiagge da cartolina a una storia affascinante. Ho pianificato questo itinerario per una decina di giorni a maggio, volando da Milano con scalo a Tokyo. Budget medio-alto: voli intorno ai 700-800 euro, alloggi da 60 a 120 euro a notte, più i trasporti locali e i pasti (si spende sui 2.500-3.000 euro totali se non si lesina sui ristoranti). Per muoversi serve una macchina a noleggio, perché i bus sono radi e le attrazioni sparse. Con una settimana piena si riesce a vedere il meglio, ma almeno 8-10 giorni sono l'ideale.
Giorno 1: arrivo a Naha e primo contatto con la cultura ryukyu. Atterrato all'aeroporto, ho preso un taxi per l'hotel vicino al quartiere di Kokusai-dori. Nel pomeriggio ho visitato il Castello di Shuri, ricostruito dopo la guerra, ma ammetto che la resa è un po' troppo turistica e moderna – una delusione se si spera nell'autenticità. Meglio il vicino Giardino Shikina, più raccolto e suggestivo. Per cena, un ristorante di soba di Okinawa e un bicchiere di awamori.
Giorno 2: da Naha verso sud, a Itoman. Ho visitato il Peace Memorial Park, toccante per la storia della battaglia del 1945. Poi una sosta allo Himeyuri Monument, ma occhio: è molto frequentato, meglio arrivare presto. Nel pomeriggio, una breve escursione alla spiaggia di Naminoue, carina ma niente di eccezionale. Consiglio non da guida: invece di seguire le indicazioni per le spiagge più famose di Naha, prendere la strada costiera fino a Cape Manzamo – si arriva a un punto con una scogliera a forma di proboscide di elefante, quasi deserto al tramonto.
Giorno 3: noleggio auto e trasferimento verso la costa occidentale. Ho guidato fino a Onna Village, base per esplorare la zona di Maeda Point e Cape Zanpa. La spiaggia di Moon Beach è bella ma affollata: meglio Tiger Beach, più piccola e tranquilla. Ho fatto snorkeling libero, l'acqua è limpida e piena di pesci. La sera ho cenato in un izakaya locale, dove ho scoperto che il tofu di Okinawa (shima tofu) ha una consistenza diversa, più soda.
Giorno 4: dedicato al Museo Prefetturale di Okinawa a Naha, che spiega la cultura ryukyu in modo chiaro e interattivo. Poi una passeggiata nel mercato di Makishi (Heiwa Dori): il sukujiru (zuppa di budella) non è per tutti, ma è un'esperienza autentica. Aspetto negativo: la zona dei mercati è un po' degradata e puzza di pesce, ma fa parte del carattere locale.
Giorno 5: giornata intera alle isole Kerama, raggiungibili con un traghetto veloce da Naha (un'ora circa). Ho scelto Tokashiki, con la spiaggia di Aharen: sabbia bianca e acqua turchese da cartolina. Attenzione: a maggio il clima è bello ma il vento può essere forte, e le onde rendono lo snorkeling meno sicuro. Meglio noleggiare una barca per raggiungere una caletta riparata. Budget: il traghetto costa circa 60 euro andata e ritorno.
Giorno 6: ritorno a Naha e visita al Parco Shuri, ma la vera chicca è il Tempio Gokokuji, poco battuto. Pomeriggio libero per comprare souvenir (lo zucchero nero e la ceramica yachimun). Per cena, un ristorante di rafute (maiale brasato) – da non perdere.
Giorno 7: partenza da Naha. Se si ha tempo, una sosta al Castello di Zakimi, in rovina ma suggestivo, prima di restituire l'auto.
In sintesi: Okinawa è ideale per chi cerca natura, storia e cibo diverso dal Giappone classico. Il lato negativo è la densità turistica in alcune zone e la mancanza di mezzi pubblici efficienti. Consiglio specifico: prenotare l'auto con largo anticipo (le agenzie locali sono spesso più economiche delle internazionali) e controllare le date del festival Eisa, che a maggio si tiene in vari villaggi – una festa di tamburi e danze che pochi visitatori conoscono.