Giappone: il Monte Fuji a maggio, trekking e onsen
Il Monte Fuji a maggio è una delle esperienze più iconiche che si possano fare in Giappone, in bilico tra la fatica del trekking e il relax degli onsen, ma serve organizzarsi bene e avere aspettative realistiche. Io ho programmato questo viaggio proprio per la fine di maggio, e sto condividendo qualche nota pratica per chi sta pensando a un itinerario simile.
Quando andare: maggio è un mese di passaggio. La stagione ufficiale di arrampicata sul Fuji parte solo a luglio, quindi a maggio i sentieri più alti sono spesso ancora chiusi o molto pericolosi. Quello che si può fare è il trekking fino alla quinta stazione (circa 2300 metri) e godersi i percorsi intorno ai laghi della base, come il lago Kawaguchi o lo Yamanaka. Il clima è fresco, a volte ventoso, ma il foliage primaverile è ancora vivo e si vede benissimo la cima innevata. Per gli onsen, le terme sparse nella zona di Hakone o Fuji Five Lakes sono perfette con queste temperature.
Come arrivarci e muoversi: da Tokyo si prende il bus diretto dalla stazione di Shinjuku fino alla quinta stazione del Fuji (circa due ore e mezza). Costa intorno alle tremila yen, ed è il modo più comodo. In alternativa, il treno fino a Kawaguchiko con la linea Fujikyuko è più scenico ma richiede un cambio e arriva al lago, non alla montagna. Una volta nella zona, i bus locali collegano i vari laghi e gli onsen, ma la frequenza non è altissima, soprattutto nei giorni feriali. Per muoversi con più libertà, noleggiare un’auto è una buona idea, ma attenzione ai parcheggi costosi vicino ai punti panoramici.
Quanto tempo serve e budget: per un assaggio, due giorni e una notte sono il minimo. Una giornata per arrivare, fare un tratto di trekking fino alla quinta stazione e visitare un lago, più la seconda per un onsen e il ritorno. Con tre giorni si esplorano meglio i cinque laghi e si può salire fino a una quota più alta se i sentieri sono aperti. Il budget può variare molto. Una sistemazione in un ryokan con onsen privato e cena kaiseki parte da 20.000-30.000 yen a persona a notte, quindi medio-alto. In opzione economica ci sono ostelli e capsule intorno ai 5.000 yen, ma fuori dalle stagioni di punta si trova anche qualcosa di decente. Pasti e trasporti locali non sono cari, ma gli onsen pubblici costano poche centinaia di yen. In generale, per un weekend completo si parla di 15.000-25.000 yen a persona in fascia media, escluso il viaggio da Tokyo.
Cosa non perdere: il panorama della Pagoda Chureito con il Fuji sullo sfondo, anche se molto fotografato, merita la salita dei suoi quattrocento scalini. Il lago Kawaguchi offre giri in barca e viste spettacolari. Tra gli onsen, il Tenzan a Yamanakako è immerso in un bosco e ha anche un bagno all’aperto con vista sulla montagna. Per il cibo, lo hōtō (zuppa di noodle di zucca) è piatto tipico della zona e si trova in molte trattorie vicino ai laghi.
Cosa evitare: evitare assolutamente di pensare di scalare la vetta a maggio senza attrezzatura e senza guide. Alcuni turisti lo tentano e poi devono essere recuperati. Evitare anche gli onsen troppo turistici vicino alle stazioni degli autobus: spesso sono affollati e meno autentici. Un aspetto negativo che ho riscontrato è la quantità di smog e nuvole basse che a volte coprono la cima del Fuji per ore, anche in giornate apparentemente serene. La visibilità non è garantita, e ci si può ritrovare a fare foto di una montagna invisibile. Meglio avere un piano B con musei o templi nella zona.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide turistiche: portarsi un paio di calzini di ricambio e un telo leggero. Sembra banale, ma dopo il trekking, se si decide di passare da un onsen, spesso i posti non forniscono asciugamani gratuiti o sono minuscoli. Inoltre, molti onsen hanno regole rigide sui tatuaggi: anche per quelli piccoli, meglio informarsi prima e cercare strutture che li accettano, oppure usare cerotti coprenti. Un altro dettaglio: la segnaletica sui sentieri intorno ai laghi è quasi solo in giapponese, quindi scaricare offline una mappa con i punti di interesse aiuta a non perdersi. Per il cibo, evitare i ristoranti che espongono menù in inglese con foto enormi: spesso sono trappole per turisti con qualità mediocre.