Buenos Aires: il tango è ancora vivo o solo per turisti?
Il tango a Buenos Aires è ancora vivo, ma ha un piede nella tomba del turismo e l’altro su una pedana da milonga per stranieri. Diciamo che respira, ma con l’ossigeno delle carte di credito. La città è piena di locali dove ti vendono l’esperienza “autentica” con prezzi da aperitivo milanese: meglio evitare quelli su Avenida de Mayo e cercare le milonghe di quartiere, tipo La Glorieta a Belgrano o il Club Social y Deportivo a Villa Crespo. Lì il tango lo ballano davvero, non lo recitano per il selfie.
Budget? Economico per chi arriva dall’euro: un caffè costa meno di due euro, una cena buona con vino locale sui 15-20. Il problema è cambiare i soldi al mercato nero, ma ormai con le card si sopravvive. Per muoversi: subte (metro) e Uber, i taxi ufficiali hanno il contatore taroccato. Tempo minimo: 4-5 giorni per vedere centro, Caminito, Recoleta e una milonga seria. Di più se vuoi capire davvero cosa significa “corte y quebrada”.
Delusione? Le lezioni di tango da 10 minuti per turisti. Roba da circo, con gente in maglietta che non sa stare in tempo. Consiglio non da guida: al posto di San Telmo, vai alla feria di Plaza Almagro il sabato mattina. Niente tango, ma c’è un’energia pazzesca e nessuno ti rifila scarpe da ballo cinesi. Porta una felpa però, l’inverno australe a giugno morde come un gaucho incazzato.