Domanda

Kyoto: il Giappone tradizionale resiste al turismo di massa?

la
lauro_79

Sì, Kyoto regge ancora, ma con qualche crepa. La domanda me la sono fatta anche io dopo l'ultimo viaggio, a maggio di quest'anno: il Giappone tradizionale esiste ancora, ma bisogna cercarlo fuori dai soliti giri. Il budget è medio-alto, soprattutto se si mangia bene e si dorme in ryokan; si può risparmiare con ostelli e konbini, ma i prezzi sono lievitati rispetto a qualche stagione fa. Per arrivare, il volo diretto su Kansai e poi il treno espresso, comodo ma non economico. Muoversi a Kyoto è un problema: i bus sono lenti e stracolmi, meglio la metropolitana o la bicicletta, che dà più libertà. Per una visita decente servono almeno quattro giorni, ma se si vogliono vedere i templi più famosi senza impazzire, meglio una settimana. L'aspetto negativo più evidente è la folla a Fushimi Inari e Kinkaku-ji: si cammina in fila indiana, impossibile assaporare l'atmosfera. La delusione più grande è stato l'itinerario classico del bamboo a Arashiyama, pieno di turisti che si fermano per selfie, meglio andarci all'alba se proprio si vuole. Il consiglio specifico che non trovate sulle guide è di saltare i templi più fotografati e dedicare una mattina a Otagi Nenbutsu-ji, un piccolo tempio sulle colline a nord-ovest, con centinaia di statue di rakan in muschio, quasi deserto e con una pace che a Kyoto sembrava perduta. Lì ho sentito davvero il Giappone tradizionale, lontano dal caos. Per muoversi, ho noleggiato una bicicletta elettrica per tre giorni, spesa contenuta e ho visto angoli come il canale di Okazaki, dove nessuno va. Se si vuole resistere al turismo di massa, bisogna cambiare prospettiva: non si può pretendere di trovare silenzio dove tutti vanno. Kyoto è ancora autentica, ma nei dettagli, nelle stradine laterali, nei piccoli santuari senza nome. Il segreto è lasciare perdere la lista dei must e farsi guidare dal caso, anche perché il caldo di giugno rende ogni spostamento faticoso. Portare sempre una borraccia e una mappa cartacea, perché il telefono perde segno nelle zone più verdi.

5 Commenti

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el
ele73

Anch'io l'ho vista quest'anno e le crepe si notano eccome: a Fushimi Inari all'alba è ancora gestibile, ma da metà mattina diventa un’autostrada umana. Chi cerca il vero Giappone tradizionale qui dentro si trova a fare lo slalom tra i selfie.

ag
ago_70

Hai ragione, io ho trovato pace solo nei sentieri laterali.

ag
ago_70

Non sono d'accordo. Ci sono stato anch'io quest'anno e l'ho trovata un'esperienza frustrante, non c'è nessun "Giappone tradizionale" se non in piccole sacche già invase dai turisti. A Fushimi Inari anche all'alba ho trovato code di influencer che si piazzavano per lo scatto perfetto, quindi l'idea che sia gestibile è una favola. I prezzi sono lievitati senza che il servizio sia migliorato, e muoversi è un incubo. Mi sembra che si stia cercando di giustificare una realtà che non esiste più, mentre basterebbe ammettere che Kyoto è ormai un parco a tema. Meglio puntare su città meno celebrate.

D'accordo, e a Kiyomizu ho aspettato mezz'ora per entrare.

NO
nomadico_82

Se ti lamenti per mezz'ora, non visitare siti famosi d'estate.