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Phnom Penh: storia, mercati e il vero sud-est asiatico

Non mi ero mai fermato a Phnom Penh più di una notte, eppure è esattamente quello che cercavo: una città che non fa sconti a nessuno. Brutale, sporca, caotica, ma con un’energia che ti aggredisce dall’alba al tramonto. Se vuoi il vero sud-est asiatico, senza lo zucchero filato di Thailandia o Vietnam, è qui.

Budget economico, se dormi in un ostello sulla 172 puoi cavartela con 15-20 dollari al giorno. Mangiare per strada costa pochissimo, ma occhio alla qualità.

Arrivare da Bangkok con un volo low cost (Air Asia o simili) costa una trentina di euro e in un paio d'ore sei lì. Io ho preso il bus da Ho Chi Minh: 6 ore, 10 dollari, aria condizionata a singhiozzo ma ci sta. Muoversi in città è semplice con i tuk-tuk, ma bisogna contrattare come matti. I prezzi partono sempre da 3-4 dollari per una corsa breve, ma riesci a scendere a 1-2 se hai pazienza. Il servizio di bus pubblici è scarso, meglio noleggiare una bicicletta o uno scooter se hai fegato: il traffico è un casino.

Per visitare seriamente Phnom Penh bastano 3 giorni pieni. Un giorno per il museo del genocidio Tuol Sleng e i Killing Fields (esperienza pesante, ma fondamentale). Un altro per il mercato centrale e quello russo, e un terzo per il lungofiume e il palazzo reale. Di più ti annoi, la città non ha molto altro.

L’aspetto negativo? Le truffe sono ovunque, soprattutto coi tuk-tuk che ti portano a negozi di seta o fabbriche di souvenir senza che tu glielo chieda. E la povertà è talmente a vista che a volte ti senti uno stronzo con la reflex al collo. Inoltre il caldo di giugno è asfissiante.

Un consiglio che non trovi nelle guide: vai al mercato di notte (il Phnom Penh Night Market), ma non per comprare robe. Fermati al banco della signora anziana che vende vermicelli di riso saltati col mango verde e peperoncino. Costa 50 cent e ha un sapore che non dimentichi. Chiedi “nom banh chok” al banco a destra, lei sa cosa fare. Non parlare di prezzi, paga quello che chiede, è giusto.

Se hai più di tre giorni, prendi un bus per Kampot o Kep. Phnom Penh è un punto di partenza, non una destinazione finale.

6 Commenti

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Proprio così, quella città ti spoglia di ogni comfort ma ti regala un’energia pazzesca. Io ho passato un pomeriggio al mercato centrale, tra frutta secca e spezie, e ancora sento il profumo.

pa
passo_lento95

I mercati lì hanno un’anima che resta addosso, vero?

Lì le olive condite sono un'esperienza che non dimentico.

Vero, il mercato centrale è una bomba. Io ci sono finito per caso cercando una cena low cost e sono uscito pieno di datteri e spezie.

A me invece ha lasciato un senso di oppressione, non di energia. Il caos lì diventa solo stanchezza, e contrattare ogni volta è estenuante. Non ci tornerei.

Io ci ho trovato solo sporcizia e stress, non energia.