Mongolia: steppe infinite, yurte e cieli stellati
Mongolia: steppe infinite, yurte e cieli stellati? È tutto vero, ma la realtà è ben più cruda di quanto mostrino le foto patinate. È un viaggio che lascia senza fiato per i paesaggi, ma anche sbucciati vivi dopo ore su strade che non esistono.
Pro:
Contro:
Budget medio-alto: il volo intercontinentale è caro (scalo quasi sempre a Pechino o Istanbul), e per muoversi serve un fuoristrada con autista, che costa. In compenso vitto e alloggio nelle ger sono economici. Per visitare almeno la parte centrale (Parco Nazionale di Gorkhi-Terelj, il deserto del Gobi fino a Khongoryn Els) servono due settimane piene. Arrivare a Ulaanbaatar e poi affidarsi a un tour organizzato è la scelta più saggia, perché il trasporto pubblico è ridotto all’osso.
Una delusione concreta: la capitale. Ulaanbaatar è caotica, inquinata e senza alcun fascino. Vale solo per un giorno, il necessario per riprendersi dal viaggio e ripartire.
Un consiglio specifico che non si legge sulle guide: portare un materassino da campeggio spesso. I letti nelle ger sono per lo più materassi di feltro durissimi e dopo tre notti la schiena si lamenta. Un materassino gonfiabile o in schiuma a cellule chiuse (da campeggio) fa dormire decentemente e non pesa molto. Inoltre, meglio portare un telo in microfibra e una saponetta solida, perché nelle ger l’acqua si scalda a legna e non c’è molto spazio per bagagli ingombranti.
Consigliato per chi cerca avventura autentica, paesaggi estremi e non ha paura della scomodità. Sconsigliato se si soffre il freddo anche a giugno, se non si tollerano lunghi spostamenti su fondi sconnessi, o se si ha bisogno di comfort e connessione costante.