Islanda: Fiordi Occidentali, scogliere drammatiche e villaggi remoti
I Fiordi Occidentali sono esattamente quello che promette il titolo: un susseguirsi di scogliere vertiginose, fiordi profondi e villaggi dove il tempo sembra essersi fermato, ma non è una meta adatta a chi cerca comodità o servizi continui.
Per budget, parliamo di una fascia medio-alta, con punte elevate per chi arriva dall'Italia. L'Islanda in generale è cara, ma i Fiordi Occidentali hanno costi leggermente inferiori rispetto a Reykjavik o al Circolo d'Oro per vitto e alloggio, ma si spende molto in carburante per via delle distanze. Noleggiare un fuoristrada è quasi obbligatorio per alcune strade sterrate, e il costo settimanale può incidere parecchio.
Come arrivare: volo per Keflavík, poi auto a noleggio. Da Reykjavik si sale verso nord, si attraversa il tunnel di Hvalfjörður e si imbocca la strada 60 verso i fiordi. In alternativa, c'è un volo domestico da Reykjavik a Ísafjörður, ma poi serve comunque un mezzo per spostarsi. Muoversi senza auto è molto difficile: gli autobus pubblici sono rari e stagionali, mentre i traghetti tra le penisole (come quello per Hornstrandir) vanno prenotati con settimane di anticipo.
Per il tempo, un minimo di cinque giorni è necessario per un primo assaggio, ma per apprezzare bene l'area, meglio sette-dieci giorni. Così si riesce a visitare le cascate di Dynjandi, il villaggio di Flateyri, la riserva di Hornstrandir (con escursioni da non prendere alla leggera) e guidare lungo la penisola di Snæfellsnes solo di passaggio.
Un aspetto negativo che non va taciuto: la pioggia e il vento sono costanti, anche in piena estate. Molte strade secondarie sono sterrate e in condizioni precarie, con buche e fango che mettono a dura prova la pazienza. Inoltre, la ristorazione serale è limitatissima: nei villaggi più piccoli, l'unico negozio chiude alle sei e i ristoranti spesso non aprono tutti i giorni. Può capitare di dover cenare con ciò che si è comprato al supermercato.
Un consiglio che non si trova sulle guide turistiche: a Bolungarvík esiste un piccolo museo all'aperto con barche e attrezzature da pesca, ma è poco segnalato. Vale la pena fermarsi perché spiega la vita isolana senza filtri, lontano dai circuiti turistici. Inoltre, portare una tanica di carburante extra: l'ultima stazione di rifornimento prima di certe zone potrebbe essere chiusa per giorni, e rimanere a secco in un fiordo senza segnale telefonico non è un'esperienza piacevole.