Giappone: Kyoto tra templi e turisti, l'anima è ancora viva?
No, l'anima di Kyoto non è morta ma è sepolta sotto una coltre di selfie stick e souvenir di plastica. Ci sono ancora angoli dove si respira qualcosa di autentico, ma bisogna sudarseli. Io sono stato a Kyoto la scorsa primavera (pianifico di tornarvi questa estate, giugno 2026), e il budget è caro se si vuole dormire vicino ai templi principali; un medio-albergo in zona Higashiyama può costare 15.000-20.000 yen a notte, mangiare un ramen decente 1.200 yen. Per muoversi meglio il bus giornaliero (600 yen) o la metropolitana, ma d'estate il caldo umido è tremendo, meglio noleggiare una bicicletta. Servono almeno quattro-cinque giorni per non impazzire: due per i classici (Kinkaku-ji, Fushimi Inari, Arashiyama) e due per perdersi nei quartieri meno battuti. La delusione più grossa? Il sentiero del filosofo in giugno è un formicaio umano, file continue e nessuna pace. Un consiglio che non trovi sulle guide: vai al tempio di Honen-in all'alba, è gratuito, quasi deserto, e il suo giardino di muschio è più bello di quello di Saiho-ji (quello prenotabile), ma costa un decimo e non serve prenotazione. Arrivare da Bologna è semplice: volo su KIX con scalo a Francoforte o Dubai, circa 700 euro a/r se prenoti con largo anticipo. Ma davvero, se cerchi l'anima, evita le ore di punta e non fidarti delle liste Instagram.