Costa Rica: tra foreste e spiagge, è ancora selvaggio?
Sì, il Costa Rica conserva ancora angoli selvaggi, ma la natura è sempre più mediata dal turismo organizzato, tra sentieri ben segnati, lodge costosi e parchi nazionali che sembrano riserve a gestione controllata. Ci sono stata due mesi fa, a primavera, e ho girato per tre settimane tra foreste pluviali e spiagge del Pacifico. La domanda se sia ancora selvaggio merita una risposta articolata: certe zone, come la penisola di Osa o il settore di La Amistad, sono autenticamente remote e richiedono spirito di avventura; altre, come Manuel Antonio o Arenal, sono un parco giochi per turisti con caffè e wifi.
Il budget per un viaggio del genere si aggira su un livello medio-alto. Il Costa Rica non è economico come altri paesi centroamericani. Una stanza doppia in un alloggio decente costa tra 80 e 120 euro a notte, i pasti in un ristorante normale partono da 15 euro a testa, e l'ingresso ai parchi nazionali varia tra 10 e 20 euro a persona. Per risparmiare si può optare per ostelli e mangiare nei sodas (trattorie locali), ma la qualità degli ingredienti non è sempre all'altezza del prezzo. Arrivare da Milano è possibile con voli scalo a Madrid o Atlanta, con compagnie come Iberia o Delta. Una volta lì, il mezzo migliore è il noleggio auto, meglio un 4x4 perché molte strade, soprattutto nella zona di Monteverde e Osa, sono sterrate e dissestate. I trasporti pubblici esistono, ma sono lenti e scomodi per chi ha poco tempo.
Per visitare il paese in modo non superficiale servono almeno quindici giorni. Con meno di dieci giorni si rischia di passare la maggior parte del tempo in macchina. Concentrarsi su due o tre aree: la penisola di Osa per la foresta pluviale incontaminata, il vulcano Arenal e dintorni per gli sport d'avventura, e una spiaggia del Pacifico meridionale come Dominical o Uvita per il surf o semplicemente per rilassarsi. La costa caraibica, con Puerto Viejo, è più caraibica e rilassata, ma le strade per arrivarci sono in condizioni pessime. Un aspetto negativo che ho trovato è la gestione dei parchi: orari rigidi, code all'ingresso e una certa artificialità nell'esperienza. A Manuel Antonio, per esempio, si cammina su passerelle in cemento e le scimmie sono abituate ai turisti, quasi da girone dello zoo. Stessa cosa per il bacio di una cascata: i tour organizzati portano gruppi di trenta persone in orari prestabiliti.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide turistiche è quello di evitare il famoso "night walk" a basso costo nei dintorni di Arenal o Monteverde. Questi tour serali sono spesso condotti da guide improvvisate che usano torce Led fortissime, stressando gli animali. Meglio cercare un biologo privato o unirsi a un tour in una riserva privata come la Tirimbina o la Selvatura, dove i gruppi sono piccoli e il rispetto per la fauna è maggiore. Inoltre, per chi cerca il vero selvaggio, il Parco Nazionale Corcovado richiede un permesso con anticipo e una guida obbligatoria: non è una passeggiata, ma è l'unico posto dove ho sentito davvero di essere in una foresta primaria, con puma, tapiri e scimmie urlatrici a distanza di pochi metri. La pianificazione è fondamentale; senza prenotazioni, si rischia di rimanere fuori o di pagare cifre esorbitanti.