Costa Rica: famiglia tra foreste, vulcani e spiagge
Costa Rica per una famiglia tra foreste, vulcani e spiagge è una meta che si può affrontare, ma bisogna mettere in conto qualche compromesso e soprattutto avere le idee chiare su come gestire spostamenti e costi.
Quando andare? Per un viaggio in famiglia con bambini in età scolare, giugno è un mese di transizione nella stagione delle piogge. Vuol dire che al mattino spesso il cielo è sereno, nel pomeriggio arrivano rovesci brevi ma intensi. La vegetazione è rigogliosa e i parchi sono molto meno affollati rispetto a gennaio o febbraio. Il rovescio della medaglia è che alcune strade secondarie diventano fangose e certe attività, come le escursioni ai vulcani, vanno programmate al mattino presto. Se si può spostare la finestra, dicembre e gennaio offrono condizioni climatiche più prevedibili, ma i prezzi volano alle stelle.
Come arrivarci? Da Bari l'unica via sensata è un volo per Madrid o Amsterdam, poi scalo per San José. Con un po' di fortuna si trovano tariffe intorno ai 600-700 euro a persona per l'estate, ma prenotando con almeno quattro mesi di anticipo. Una volta atterrati, il consiglio più sano è noleggiare un SUV con trazione integrale, perché le buche e i dossi sono un classico e una berlina normale si rovina dopo due giorni. I trasferimenti con navette private esistono, ma con tre o quattro persone costano quasi quanto il noleggio e si perde flessibilità.
Quanto si spende in generale? Il budget è medio-alto. Una camera per quattro in un lodge decente parte da 120-150 dollari a notte; nei parchi nazionali o lungo la costa caraibica si sale anche a 200-220. Il cibo non è carissimo: i soda locali (ristorantini famigliari) offrono piatti a 8-10 dollari a testa. La vera spesa sono i biglietti d'ingresso ai parchi: il Vulcano Arenal, il Monteverde, il Manuel Antonio o il Tortuguero possono costare dai 18 ai 30 dollari a persona. Per una famiglia di quattro, in due settimane, con voli, mezzi, alloggi, pasti e qualche attività, si parte da circa 5.000-6.000 euro e si arriva tranquillamente a 8.000 se si vuole un po’ di comfort.
Cosa non perdere? Il Vulcano Arenal, ma non per la vista del cratere (spesso nuvoloso), bensì per le pozze termali naturali nei dintorni, gratuite e poco frequentate. Il Parco Nazionale Manuel Antonio è una cartolina vivente, con spiagge bianche e piccole scimmie che si avvicinano, ma è anche il luogo più turistico e caro del Paese: se si arriva dopo le 9 del mattino si rischia di fare due ore di fila all’ingresso. Il Tortuguero invece merita per i canali e la possibilità di vedere tartarughe marine, ma solo se si ha almeno tre giorni pieni. Le spiagge della Penisola di Nicoya sono belle, ma l’offerta è così standardizzata che dopo il terzo tramonto sembra tutto uguale.
Cosa evitare? Le escursioni organizzate in gruppo chiamate "tour combo" che in mezza giornata promettono vulcano, canopy e cascate: si finisce per passare più tempo in furgone che a fare esperienze reali. Un’altra delusione è il mercato artigianale di San José, pieno di souvenir prodotti in Cina a prezzi triplicati; molto meglio comprare le ceramiche dei Bribri nelle cooperative del versante caraibico. Anche la strada tra Quepos e Dominical è un incubo di buche e curve, specie dopo un temporale; se non si guida con molta prudenza, meglio evitarla e prendere il traghetto da Puntarenas per accorciare i tempi.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide turistiche: non programmare più di due trasferimenti in un solo giorno. Le distanze sono apparentemente brevi (da San José a La Fortuna sono circa 150 km), ma tra rallentamenti, controlli, pioggia e soste per cambi pannolini si bruciano almeno 4-5 ore. Meglio scegliere una base fissa per almeno tre notti e da lì fare escursioni a raggio. Per una famiglia, il tempo minimo per avere un assaggio decente di foreste, vulcani e spiagge è di 12 giorni; meno di dieci significa stressare tutti e vedere poco.