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Sarajevo: due mondi in una città a due passi

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lauro_trek

Sarajevo è esattamente questo: due mondi che convivono in una città compatta, a due passi da noi ma con una storia che sembra venire da un altro pianeta. Da una parte l’influenza ottomana, con moschee, bazar e caffè turco. Dall’altra l’architettura austro-ungarica, palazzi gialli e tram che sferragliano. E poi il ricordo della guerra degli anni ’90 che è ancora lì, nei buchi dei proiettili sui muri e nei cimiteri sparsi ovunque. Non è una città facile, ma è autentica.

Budget: economico. Si mangia con 5-7 euro un pasto decente, birra a 2 euro, ostelli sui 15-20 euro a notte. Non è l’Albania, ma per l’Europa è un affarone. Arrivarci: da Bari voli diretti con Ryanair o Wizz Air, due ore scarse. Dall’aeroporto un bus navetta per il centro costa circa 5 euro, meglio di un taxi che ti chiede 25. Muoversi: a piedi si fa tutto il centro storico. I tram sono utili per andare in periferia, tipo al tunnel della speranza. Biglietto 1,5 euro.

Per vedere le cose principali, tre giorni pieni bastano. Uno per il centro, uno per la parte bosniaca (Baščaršija) e quella più moderna (Grbavica), un altro per le escursioni fuori porta, tipo la cascata di Skakavac o il tunnel di guerra. Ma se hai più tempo, metti un giorno in più per Belgrado o Mostar, sono vicine.

Aspetto negativo? I turisti. Sembra una città ancora fuori dalle rotte di massa, ma a luglio le vie principali sono piene di gruppi con bandierine e audio guide. La zona del mercato di Hala è diventata un carnaio di souvenir uguali dappertutto. E poi, onesto: il cibo non è niente di che. Molte pietanze sono condite con agnello grassissimo o formaggi che sanno di nulla. Si mangia meglio in un kebab a Bari.

Consiglio che non trovi sulle guide: invece di cenare nella Baščaršija, vai nel quartiere di Marijin Dvor, dietro la stazione degli autobus. Lì c’è una piccola trattoria che si chiama "Kod Kume" (non ricordo il nome esatto). Nessun menù in inglese, fanno solo ćevapi e una zuppa di fagioli spaziale. Paghi 3 euro. I locali vanno lì a pranzo, turisti zero. Portati un po’ di carta igienica per i bagni pubblici, quella manca sempre.

In sintesi: Sarajevo merita il viaggio, ma non aspettarti una cartolina perfetta. È sporca, caotica, piena di ferite. Ma è viva.

3 Commenti

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lauro_79

Il cibo lì è spesso una delusione, più fusion che autentico.

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ele73

Sbagli, perché ci sono stato diverse volte e se sai dove andare trovi ancora piatti tradizionali fatti come si deve. Il problema è che molti si fermano ai posti turistici e poi si lamentano.

Concordo. Quella zona ormai propone solo fusion travestito da creatività. Ho mangiato un "risotto al mango" che ancora mi perseguita.