Samarcanda: mosaici e seta, ma il vero tesoro è altrove
Il vero tesoro di Samarcanda sono le persone che lavorano la carta, non i mosaici del Registan: la seta è un pallido ricordo del kitsch turco, l'artigianato della carta di gelso è ancora vivo in botteghe dimenticate. Ho smontato il luogo comune del "viaggio da sogno" dopo due giorni a fissare piastrelle blu che sembrano uscite da un catalogo IKEA orientalista. Parto dall'inizio.
Giorno 1: arrivo via Tashkent. Il volo da Roma costa sui 400-500 euro andata e ritorno a luglio, prenotando con un mese di anticipo. Si atterra all'alba si prende il treno Afrosiyob per Samarcanda, 100 km in due ore, biglietto 50 euro circa. Si alloggia in un B&B vicino a via Bukhara, stanza doppia a 30 euro a notte, colazione con pane al sesamo e tè. Si cammina verso il Registan alle 16:00, dopo il picco del caldo. Le tre madrase sono fotogeniche ma vuote, piene di venditori di tappeti sintetici. La delusione è il restauro: sembra un parco a tema. Si spende il primo giorno a orientarsi.
Giorno 2: Shah-i-Zinda la mattina presto, prima che arrivino i tour. Le piastrelle turchesi sono impressionanti, ma il vero colpo d'occhio è il silenzio tra le tombe. Poi mercato Siab: si comprano albicocche secche e pistacchi, 12 euro per un chilo di ottima frutta secca. Si cercano le botteghe laterali di via Iskandar, dove un vecchio signore vende fogli di carta di gelso fatti a mano, 10 euro per 5 fogli. Il consiglio che non sta sulle guide: chiedere di vedere la pressa originale, non quella esposta. Si mangia un kebab di agnello al bazar per 5 euro. La folla è fastidiosa dopo le 11:00.
Giorno 3: osservatorio di Ulugh Beg al mattino. I resti del sestante sono sobri, niente a che fare con lo sfarzo dei mosaici. Poi si prende un taxi condiviso verso Konigil, villaggio a 15 km, per vedere la fabbrica di carta tradizionale. Si spende 20 euro per il tragitto, e l'ingresso è gratuito. Si assiste alla battitura della fibra, si compra un quaderno a 15 euro. Ecco dove si mangia il miglior plov della zona: a casa di una signora locale, 8 euro pasto completo. Si torna a piedi per la strada sterrata, 45 minuti sotto il sole.
Giorno 4: partenza. Si visita il mausoleo di Tamerlano alle 8:00 per evitare la calca. La giada verde è sottotono, ma la tomba originale è toccante. Si prende il treno delle 14:00 per Tashkent, e volo serale. Budget complessivo: medio, sui 700-800 euro a testa per 4 giorni, voli esclusi. Economico si può scendere a 500 euro dormendo in ostello e mangiando al bazar. Caro si arriva a 1200 con hotel di lusso e cene in ristoranti per turisti.
In sintesi: la vera Samarcanda non è la seta dei souvenir, ma la carta di gelso e la vita nel villaggio. Il Registan è una scenografia per Instagram, il resto è autentico se si esce dalla piazza.