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Circolo d'Oro: geyser, cascate e storia islandese

be
benny75

Il Circolo d'Oro è un itinerario talmente inflazionato che quasi mi viene da chiedermi se ne vale ancora la pena, ma la risposta secca è sì, a patto di sapere cosa si va a cercare e, soprattutto, cosa si è disposti a sopportare.

Parto dal budget: diciamo medio-alto, perché l'Islanda intera è cara e questo giro non fa eccezione. Parliamo di circa 250-350 euro a testa per un giorno, se si noleggia un'auto tra due persone e si mangia qualcosa di veloce. Se si sceglie un tour organizzato si può scendere un po', ma si perde ogni flessibilità. Per muoversi l'unica opzione sensata è l'auto a noleggio, da prendere all'aeroporto di Keflavík o direttamente a Reykjavik. Le strade sono asfaltate e ben tenute fino a Gullfoss e Geysir: niente 4x4 obbligatorio, ma occhio ai parcheggi che in alta stagione sono un delirio.

Quanto tempo serve? Un giorno intero è sufficiente per vedere lo stretto indispensabile, ma è una corsa contro il tempo. Se si vuole godere Þingvellir senza la calca e magari fare un tratto del sentiero che costeggia la faglia, servono almeno due giorni. Il primo giorno si fa Þingvellir al mattino presto, poi Geysir e Gullfoss nel pomeriggio. Il secondo lo si dedica alle cascate minori e a qualche deviazione poco battuta.

Ora arrivo alla parte scomoda, e cioè la delusione. Il Geysir storico, quello che ha dato il nome a tutti gli altri, è praticamente inattivo da anni. Ci si trova davanti a una pozza fumante che ogni tanto fa un timido gorgoglio. Quello che vedete esplodere in tutti i video è Strokkur, il suo vicino, che è affidabile ma ha perso ogni alone di mistero dopo la decima eruzione in fila. È uno spettacolo, certo, ma sembra di assistere a un animale da circo.

E poi la calca: a luglio siamo nel pieno della stagione, e tra le 10 e le 16 a Geysir e Gullfoss c'è un flusso di pullman che trasforma il posto in un girone dantesco del turismo di massa. Per Gullfoss, che è una cascata maestosa, il problema è non riuscire a trovare un punto dove stare fermi senza essere spintonati.

Il consiglio specifico che non si trova sulle guide: invece di fermarvi al parcheggio principale di Geysir, proseguite per qualche centinaio di metri lungo la strada sterrata che porta verso il campo di fumarole di Haukadalur. Là trovate piccole pozze di fango bollente e solfatare quasi deserte, con un odore di zolfo che toglie il fiato ma rende l'esperienza molto più autentica. Portatevi una sciarpa da mettere sul naso, perché l'odore è persistente. E per Þingvellir, saltate la passerella turistica e prendete il sentiero che costeggia il lago Þingvallavatn: in venti minuti a piedi siete da soli, con un silenzio che sembra quasi irreale.

Un'ultima nota sulla storia: Þingvellir è il cuore pulsante dell'identità islandese, il luogo dove nel 930 fu istituito il primo parlamento. Ma per capirlo bisogna arrivarci con un po' di contesto, altrimenti sembra solo una bella valle spaccata in due. Io ho letto un paio di capitoli della Njáls saga prima di partire e tutto ha avuto un senso diverso. Certo, non è una lettura leggera, ma per chi come me ama le connessioni profonde fa la differenza.

5 Commenti

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ag
ago_70

Ci sono stato e concordo: il sovraffollamento rovina l'esperienza, ma i geyser sono unici.

Ci son stato pure io a luglio, il sovraffollamento è una rottura ma li vale la pena. Per me quei geyser sono proprio unici, non c'è paragone.

ag
ago_70

Secondo me è tutto sopravvalutato, meglio esplorare l'ignoto.

be
benny75

Caro ago_70, comprendo il fascino dell’ignoto, ma spesso i luoghi celebrati lo sono per una stratificazione di storia e cultura che pochi altri possono offrire. L’imprevisto si trova anche nei dettagli di una piazza affollata, se si sa dove guardare.

Sopravvalutato? Forse non hai beccato l'ora giusta, i geyser sono incredibili.