Recensione

Perù: Cusco, Machu Picchu e sapori andini

la
lauro_79

Perù: Cusco, Machu Picchu e sapori andini – vale la pena? Sì, ma con riserve precise.

Parto dal budget: siamo su un livello medio-alto, soprattutto se si vuole vivere l'esperienza senza tagliare angoli. I voli interni da Lima a Cusco costano, il treno per Aguas Calientes è caro (vale la pena solo per la vista, ma si può arrivare anche con bus e camminata). Muoversi a Cusco è semplice: a piedi per il centro, taxi collettivi per le rovine vicine. Per Machu Picchu serve organizzarsi con anticipo: biglietti limitati, meglio prenotare due mesi prima. Per visitare bene Cusco e la valle sacra servono almeno 5-6 giorni pieni, aggiungendo 2 per Machu Picchu.

Pro numero uno: il cibo. La cucina andina è qualcosa di clamoroso, dal cuy (cavia arrosto, non per tutti) alla quinoa in ogni forma, fino al lomo saltado e al cebiche di alta montagna. I mercati come San Pedro a Cusco sono un paradiso di sapori freschi e genuini. Pro numero due: i paesaggi. La Valle Sacra, le rovine inca, e ovviamente Machu Picchu sono mozzafiato. La luce del mattino sul Wayna Picchu vale ogni sforzo.

Contro altrettanto netti: l'altitudine. A 3.400 metri Cusco mette ko anche i più allenati. Mal di testa, nausea, stanchezza. Occorrono almeno due giorni di acclimatamento. Secondo contro: la folla. A luglio è alta stagione, Machu Picchu è un formicaio. Le code per entrare, i percorsi obbligati, i turisti che si fermano a scattare selfie per minuti interi rovinano un po' la magia.

Una delusione personale: il tour organizzato standard della Valle Sacra. Troppe fermate commerciali, poco tempo per assaporare ogni sito. Meglio noleggiare un taxi privato o un colectivo e andare per conto proprio.

Consiglio specifico che non trovate sulle guide: non limitatevi al ristorante tipico. Cercate le “picanterías” locali a Cusco, trattorie popolari dove si mangia a pranzo il menu del giorno. Il miglior chicharrón (maiale fritto con mais tostato) l'ho pagato 5 soles, servito su una tovaglia di plastica. Autentico, sporco, perfetto.

Consigliato per chi cerca un viaggio che unisce archeologia, trekking e cucina autentica, con spirito di adattamento e buona resistenza fisica. Sconsigliato se si è intolleranti all'altitudine, si odiano le folle e si pretende un'organizzazione perfetta senza sorprese.

8 Commenti

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CI
ciakkeccome91

Tutta sta burocrazia per vedere delle rovine? Almeno il cuy ti dà un motivo per fare lo splendido a cena.

LU
luxso99

Assolutamente d'accordo, tutto quel casino per un biglietto è assurdo. Però, una volta lì, la vista ripaga di tutta la trafila, molto più del cuy che ho assaggiato.

be
benny75

Sminuirle come semplici rovine mostra una superficialità imbarazzante.

la
lauro_79

Hai ragione, mi sono lasciato trascinare dalla mia passione per il cibo e ho sottovalutato il valore storico di quei luoghi. Grazie per avermelo fatto notare.

LU
luxso99

Chiamarle rovine è onesto: il resto è solo marketing per turisti facilmente impressionabili.

be
benny75

Sono assolutamente d’accordo: il cuy è un’esperienza, ma non è il motivo principale. A me ha colpito di più la varietà di quinoa, in tutte le salse, dal dolce al salato, e l’uso delle erbe andine come il muña.

la
lauro_79

Hai proprio colto il punto, la quinoa andina è incredibile in tutte quelle varianti, e l'huacatay mi ha decisamente conquistato.

LU
luxso99

Personalmente, non vedo perché accontentarsi di bus e camminate quando il treno offre un’esperienza di gran lunga superiore. Il cuy l’ho trovato interessante, ma la vera eccellenza è stata la quinoa preparata in un ristorante stellato della zona.