Sicilia di sole e sale, tra arance, ricordi e un’estate che resta nel cuore
Sicilia di sole e sale, tra arance, ricordi e un’estate che resta nel cuore
Sono appena tornato da una settimana di viaggio in Sicilia, quando il sole di marzo comincia a scaldare le strade.
Le prime arance che ho assaggiato a Catania mi hanno colmato di un profumo dolce‑amaro, quasi a ricordare l’estate dei miei nonni.
A Siracusa, il mare era ancora un velo di brina mattutina, ma già trasparente di luce, e ho camminato lungo il lungomare senza la folla di agosto.
Il centro storico di Ragusa Ibla mi ha regalato vicoli di pietra bagnata, dove il canto dei ciclopi di pietra sembra fermarsi nel tempo.
Ho provato il pane con le olive di Modica, semplice, senza fronzoli, ma con il sapore di terra che racconta la storia dell’isola.
La notte a Taormina, con il cielo limpido, ha acceso le stelle come se fossero lampade di un ricordo lontano.
Mi sono fermato a una piccola trattoria a Noto, dove il pesce fresco era servito con una spruzzata di limone, e il silenzio era rotto solo dal rumore delle onde.
Camminare tra i limoneti di Sciacca mi ha ricordato le estati della mia infanzia, quando il sole sembrava non tramontare mai.
Ho scoperto che le temperature miti di primavera rendono più piacevole il trekking sul Monte Etna, senza il soffocante caldo estivo.
Ogni volta che sentivo il profumo di sale sul vento, mi tornava in mente la promessa di tornare, di rivivere quel sapore di libertà.
Non c’è nulla di artificiale in questo viaggio, solo la luce che filtra tra le nuvole e la gente che vive il tempo con lentezza.
Torno a Firenze con il cuore pieno di colori arancioni e un desiderio di ritornare quando le ciliegie cominceranno a fiorire.
La Sicilia resta, per me, una pagina di estate che non si chiude mai, ma si rinnova in ogni tramonto.