Modica: cioccolato, barocco e tradizioni
Modica è esattamente quello che promette: cioccolato, barocco e tradizioni si fondono in un'esperienza unica, ma non sempre nel modo che ci si aspetta. Sono stato lì la prima settimana di luglio e ho passato tre giorni a camminare su e giù per scale infinite. Il mix culturale è autentico, il barocco siciliano qui ha una sua anima più intima rispetto a Noto o Ragusa. Il cioccolato? Non è quello liscio e cremoso a cui siamo abituati: la lavorazione a freddo lascia granuli che scricchiolano sotto i denti, una consistenza che spiazza all'inizio ma poi conquista. Le tradizioni locali, dalla 'mpanatiglia alla lavorazione del rame, si intravedono ancora nei vicoli della parte alta.
Per budget, direi medio: speso circa 55-60 euro al giorno per persona, tra un B&B in centro storico (40 euro a notte in camera doppia, luglio è alta stagione ma Modica non è cara come Taormina), pranzi da street food e una cena in trattoria sui 25 euro. Il cioccolato artigianale costa – una tavoletta da 100 grammi non meno di 7-8 euro, ma ne vale la pena.
Arrivare è semplice: treno da Siracusa, poco più di un'ora, biglietto 8 euro. Da Catania due ore scarse, 11 euro. La stazione è in fondo alla città bassa, da lì si sale a piedi – le scale sono la principale modalità di trasporto. Automobile? Sconsigliata, il centro è ZTL e parcheggiare è un incubo. Per muoversi tra le due parti (Modica Alta e Bassa) ci sono anche dei minibus pubblici, ma passano ogni mezz'ora e spesso saltano corse.
Quanto tempo serve? Almeno due giorni pieni. Con uno si riesce a vedere il Duomo di San Giorgio, qualche palazzo e assaggiare il cioccolato, ma manca la parte più vera, i laboratori artigiani e le chiese minori. Tre giorni sono l'ideale per scoprire anche i dintorni, come Cava d'Ispica.
Un aspetto negativo, anzi una delusione: il rumore. In estate, branche di turisti con megafoni e guide urlanti trasformano Corso Umberto in un mercato rionale senza pause. I palazzi barocchi, meravigliosi sulla carta, spesso sono chiusi o hanno facciate screpolate che tradiscono il degrado. Il restauro procede a macchia di leopardo. Per fortuna salendo verso la parte alta il caos si attenua.
Un consiglio che non si trova sulle guide: entrare nella Chiesa del Carmine, in via Sessa. Sembra chiusa, ma il sagrestano apre su richiesta. L'interno è spoglio, ma dietro l'altare c'è un piccolo museo di paramenti sacri e un crocifisso ligneo del Seicento che vale da solo il viaggio. Da lì si accede a un terrazzo con vista su tutta la valle, e di sera, con il fresco, è il posto migliore per guardare il tramonto senza la folla. Per il cioccolato, invece, saltate i ne