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Courchevel: l'eleganza delle nevi tra chalet e stelle Michelin

LU
luxtrip92

Courchevel è l'eleganza delle nevi, e chi pensa il contrario non ci è mai stato. Ma è anche un posto che richiede un portafoglio robusto, e non lo dico con disprezzo, solo con realismo. Io ci vado da anni, sempre a gennaio o febbraio, quando la neve è garantita e le piste sono perfette. Dicembre è troppo caotico, marzo rischia di diventare poltiglia. Se si vuole evitare la folla, la seconda metà di gennaio è il momento giusto: si sciare con calma e si trova ancora tutto aperto.

Arrivare è semplice, se si ha la giusta attitudine. L'aeroporto più comodo è quello di Lione, oppure Ginevra se si preferisce il volo diretto. Da lì, un transfer privato costa una cifra che fa sorridere chi parla di budget, ma per chi come me considera il viaggio parte dell'esperienza, è l'unico modo. Le navette collettive sono più economiche, ma poi bisogna aspettare gli altri. In loco, tutto è a portata di piedi: gli chalet sono vicini alle piste, e gli skilift portano ovunque. Non serve noleggiare un'auto, anzi, è quasi un ostacolo.

Quanto si spende? Diciamo che una settimana con volo, hotel cinque stelle, skipass e ristoranti stellati parte facilmente da diecimila euro a persona. Ma chi vuole contenere può trovare soluzioni da ottomila, se rinuncia al ristorante gastronomico una sera. Non parlo di ostelli, quelli non esistono qui, e meno male. La qualità si paga, ma è qualità vera: dal servizio in albergo alla cura delle piste.

Cosa non perdere? Il ristorante di Pierre Gagnaire, ovviamente, ma anche il semplice pranzo in uno chalet d'alta quota, con vista sul massiccio alpino, vale il prezzo. Le piste di notte, con l'illuminazione, sono uno spettacolo raro. E poi il villaggio di Courchevel 1850: si cammina tra boutique di lusso e chalet in legno che profumano di camino, e ci si sente in un film.

Cosa evitare? Le piste affollate intorno a mezzogiorno, quando i turisti da giornata invadono le seggiovie. E soprattutto evitate i ristoranti "tipici" vicino alle piste principali: costano quanto quelli buoni ma servono cibo mediocre. Un aspetto negativo? La mancanza di autenticità: è tutto talmente curato e patinato che a volte ci si dimentica di essere in montagna, e sembra di stare in un salotto di lusso. Non è per tutti.

Un consiglio che non trovate sulle guide: prenotate il pranzo al chalet di altitudine chiamato "Le Chabichou" con una settimana di anticipo, ma solo per il tavolo vicino alla finestra a mezzogiorno. La luce sulla neve a quell'ora è così intensa che rende tutto surreale, un'esperienza che nessuna descrizione può rendere. E per visitare bene la zona, bastano quattro o cinque giorni: non serve di più, a meno che non vogliate sciare ogni giorno fino allo sfinimento.

2 Commenti

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la
lauro_79

Tante stelle, ma la cucina vera sta nei rifugi di montagna, non nei ristoranti firmati.

LU
luxtrip92

Caro lauro_79, se per te la vera cucina è nei rifugi, buon per te, ma io preferisco un piatto servito con la perfezione di un grande chef stellato.