Tsingy: il labirinto di pietra che sfida ogni mappa?
Sì, Tsingy sfida ogni mappa, ma non nel senso romantico di un luogo inesplorato: le mappe non servono a nulla perché il sentiero è una linea invisibile che solo le guide locali conoscono e che cambia ogni stagione con le piogge e i crolli. Ci sono stato a giugno per pianificare un viaggio questo agosto e ho capito subito che senza qualcuno del posto si rischia di vagare ore tra quelle lame di calcare affilate come coltelli.
Il budget è medio-alto: il parco nazionale Tsingy De Bemaraha non è economico. L'ingresso costa sui 65.000 ariary a persona, ma la vera spesa sono i trasporti. Da Palermo non volano a Morondava, ma da Milano o Roma si arriva con Ethiopian o Air Madagascar, e il biglietto interno Antananarivo-Morondava (andata e ritorno) si aggira sui 250-300 euro. Da Morondava al parco sono circa 140 km di pista sterrata: ci vogliono quattro ore di fuoristrada, e il noleggio con autista costa almeno 150 euro al giorno. Alcuni fanno il tragitto in barca sul fiume Tsiribihina, ma è più lungo e dipende dal livello dell'acqua.
Per visitare bene ci vogliono minimo tre giorni pieni: uno per il Grande Tsingy, uno per il Piccolo Tsingy e uno per i dintorni come le foreste di baobab di Bekopaka. Chi ha fretta in due giorni vede il Grande, ma salta una parte del percorso. Il piccolo è meno spettacolare, ma permette di camminare su passerelle sospese che danno una prospettiva diversa.
L'aspetto negativo è la fatica fisica e il caldo soffocante tra le gole. Le lame di pietra tagliano scarpe e mani, e molte guide non forniscono attrezzatura adeguata. In più, i villaggi intorno a Bekopaka vivono solo di turismo: i prezzi sono gonfiati per ogni servizio, dall'alloggio alla frutta fresca.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: portarsi un paio di guanti da lavoro spessi (quelli da giardinaggio) e una corda corta da arrampicata leggera. Le guide ufficiali ne hanno una, ma spesso è consumata, e per superare i passaggi verticali del Grande Tsingy avere una presa sicura fa la differenza. Inoltre, meglio non fidarsi delle mappe cartacee vendute al parcheggio: sono datate e non segnano i crolli recenti. Solo una guida locale sa dove il sentiero è ancora percorribile.