Bhutan: felicità e trekking tra i monasteri
Bhutan non è la meta per chi cerca una vacanza low cost, ma per chi vuole unire trekking e spiritualità in un contesto quasi surreale, la risposta è sì. Sono stato a luglio e ho affrontato il Druk Path Trek, sei giorni tra laghi e monasteri arroccati. Il budget qui è la prima questione da mettere in conto. La tassa turistica obbligatoria di 100 dollari al giorno a persona rende tutto caro, anche se copre vitto, alloggio e guida. Per un viaggio di dieci giorni, tra voli e tasse, si parla di almeno 3000-3500 euro a testa. E non c'è modo di aggirarla, è un sistema rigido ma che garantisce un turismo controllato.
Per arrivare si vola con Druk Air da Bangkok o Delhi, unica opzione. All'interno ci si muove con un autista privato, obbligatorio per gli stranieri, o con i trekking organizzati. I taxi locali esistono solo per brevi spostamenti. Il tempo minimo per un assaggio credo siano sette giorni, ma per un trekking serio ne servono almeno dieci. Il Paro Taktsang, il famoso nido di tigre, è imperdibile ma affollato anche in alta stagione. La delusione più grande? Il cibo. Nei lodge il menu è ripetitivo: riso, dhal, verdure al curry, e tutto molto piccante. Dopo tre giorni lo stomaco inizia a protestare. Un consiglio che non trovi sulle guide: porta con te un barattolo di marmellata o del formaggio stagionato. Sembra banale, ma quando sei a 4000 metri e hai voglia di un sapore diverso, diventa oro. E poi, non saltare il monastero di Khamsum Yulley Namgyal Chorten, a Punakha: è meno turistico e la vista sulla valle è una delle cose più quiete che abbia mai vissuto. La felicità bhutanese non è un cliché, ma ha un prezzo e qualche inconveniente.