Sicilia: le Madonie, la bellezza che nessuno sponsorizza
La bellezza che nessuno sponsorizza? Semplice: perché non ci sono resort con piscine a sfioro, né locali instagrammabili con cocktail a 20 euro. Le Madonie sono un’altra Sicilia, quella che non vedi nelle campagne pubblicitarie di chi vende viaggi. Io le ho scoperte per caso l’estate scorsa, e da allora le consiglio a tutti quelli che vogliono vedere qualcosa di autentico.
Budget: economico, medio. Si spende poco per dormire, nei bed and breakfast di paesi come Petralia o Castelbuono si trovano stanze anche sotto i 60 euro a note. Mangiare non costa molto, pasta al forno e verdure di stagione. Il problema è che non c’è offerta di lusso, nessuno che ti vende tour organnizzati a prezzi folli.
Come arrivare: volo per Palermo o Catania, poi auto a nolleggio obbligatorio. Non c’è altro modo. I bus sono rari, le ferrovie non coprono l’interno. Una macchina serve, meglio se piccola, le strade sono strette e tortuose. Da Palermo in un’ora si arriva a Castelbuono, un’ora e mezza per le quote più alte.
Tempo necessario: almeno tre o quattro giorni pieni. Non si può correre, ogni paese merita una fermata. Cerda, Gangi, San Mauro Castelverde. Le camminate nei boschi di querce e faggi sono il vero motivo per andarci. Il Parco delle Madonie è un paradiso per chi cammina, ma non aspetatevi piste ciclabili o sentieri segnalati alla perfezione.
Aspetto negativo: le infrastrutture sono carenti. I cartelli turistici sono vecchi, spesso spariti. Si perde tempo a cercare indicazioni. E poi, in molti ristoranti chiudono presto, alle tre del pomeriggio non si trova più niente da mangiare. La sere poi, i paesini muoiono. Se si cerca la vita notturna, meglio andare altrove.
Un consiglio che non leggete sulle guide: andare al Santuario di Gibilmanna all’alba. Non perchè c’è il palcoscenico instagrammabile, ma perchè la luce sale da dietro le Rocche del Cefalù e si vuede tutto il golfo. Non c’è nessuno. Portate una felpa, fa fredo anche d’agosto. E se avete tempo, fermatevi a mangiare da un casaro a Geraci Siculo, quelli del pecorino stagionato. Mangiate il formaggio con il pane caldo, e forse capirete perchè lo sponsor non serve.