Islanda: il sentiero di Laugavegur è ancora un'avventura selvaggia?
Il Laugavegur è ancora un'avventura selvaggia? Sì, ma la parola "selvaggia" ha assunto un significato diverso rispetto a un decennio fa: oggi l'isolamento totale è un miraggio, mentre la sfida vera è gestire folla, meteo imprevedibile e prenotazioni.
Ho percorso il sentiero per la prima volta l'estate scorsa, e devo dire che la fama non è usurata, ma va inquadrata. Partiamo dal budget: siamo su una fascia medio-alta, tra i 3.500 e i 5.000 euro per una persona, voli dall'Italia compresi, se si viaggia in autonomia con tenda e viveri. Se invece si scelgono i rifugi con pasti e servizi, si sale facilmente sopra i 6.000 euro. Per arrivare si atterra a Keflavik, poi si prende un autobus per Reykjavik, e da lì un altro bus per Landmannalaugar o per Thorsmörk, a seconda del punto di partenza. Il trasporto pubblico funziona bene, ma va prenotato con mesi di anticipo: in agosto i posti volano. Muoversi con un fuoristrada noleggiato per raggiungere il trailhead è un'opzione, ma costa cara e richiede esperienza di guida su strade di montagna con guadi.
Il tempo necessario per il trekking completo, da Landmannalaugar a Thorsmörk, è di quattro o cinque giorni, ma non basta: bisogna aggiungere almeno due giorni ai capolinea per attrezzarsi e smontare. Se si vuole estendere fino a Fimmvörðuháls o esplorare la zona di Skógar, servono altri due o tre giorni. In totale, consiglio di mettere in conto almeno dieci giorni per l'intera esperienza islandese, voli esclusi.
Un aspetto negativo che mi ha colpito è la sedentarietà dell'avventura: nonostante la natura spettacolare, i sentieri sono ben battuti e segnalati, e in alcuni tratti, specialmente vicino ai rifugi, sembra di camminare su una corsia di un supermercato. La notte in tenda è rumorosa, tra chiacchiere e zanzare (sì, anche in Islanda a luglio e agosto). La delusione maggiore è stata la scarsità di solitudine: il Laugavegur è un'icona, e lo si paga con la folla.
Un consiglio che non si trova nelle guide turistiche: portare una mappa cartacea dettagliata 1:50.000, non solo il GPS. Il segnale telefonico è assente per quasi tutto il percorso, e le batterie dei dispositivi si scaricano con il freddo e l'umidità. Inoltre, imparare a leggere il terreno e i segnali di pietra (cairn) è fondamentale quando la nebbia cala all'improvviso, cosa che succede spesso anche in agosto. Meglio ancora, scaricare le mappe offline su due dispositivi diversi, ma tenere la carta come backup.