Tangeri: porto d'Africa, tra sogno e degrado
Tangeri: porto d'Africa, tra sogno e degrado. Il titolo dice tutto: è il punto d’ingresso africano più vicino all’Europa, e se credi alle cartoline ti aspetti un sogno arabo-andaluso. La realtà è un miscuglio di fascino autentico, incuria e fregature.
Giorno 1: arrivo via traghetto da Algeciras (2h circa, 40€ a tratta in economy). Sbarco direttamente nel caos del porto. Mattina alla Kasbah: le stradine bianche e blu sono fotogeniche, ma i venditori ti aggrediscono a ogni angolo. Pranzo al Café Hafa, storico, vista Stretto di Gibilterra – il tè alla menta è buono, il servizio è lento. Pomeriggio al Museo della Legazione Americana: piccolo, interessante, 20 dirham. La sera fai un giro per la Medina nuova: negozi di artigianato cinese, niente di speciale.
Giorno 2: prendi il bus locale (10 dirham) per Cap Spartel e le Grotte di Ercole. Il faro è un selfie point, le grotte sono un buco nella roccia a forma di mappa dell’Africa – turistico ma goliardico. Nel pomeriggio spostati in taxi collettivo (30 dirham) verso Asilah, 40 km a sud: molto meglio di Tangeri, spiagge pulite, murale ovunque. Se hai tempo, dormi lì una notte.
Budget complessivo: medio. Due giorni a Tangeri + uno ad Asilah, spese base (vitto, trasporti locali, alloggi economici) sui 250€ a testa, voli o traghetto esclusi. Se vuoi dormire in un riad carino nella Medina sborsi almeno 80€ a notte.
Come muoversi: a piedi in Medina (attento ai motorini), bus per periferie, taxi collettivi per spostamenti extraurbani. Noleggiare un’auto è folle: traffico anarchico, parcheggio impossibile.
Tempo necessario: due giorni pieni per Tangeri – uno per la città vecchia, uno per i dintorni. Di più e ti annoi.
Aspetto negativo: la pressione commerciale è esasperante. Ogni due passi qualcuno ti ferma per portarti da un “cugino” che vende tappeti. Nel primo pomeriggio la Medina puzza di fogna e rifiuti accumulati. Il degrado urbano è reale, la città non è una cartolina.
Consiglio non da guida: vai al mercato del pesce all’alba, sul porto vecchio. Costa poco, è genuino, e vedi i pescatori che scaricano il tonno. Ma portati zoccoli di plastica: il pavimento è un pattinatoio di acqua e interiora. Finisci lì la mattina, prima che i turisti invadano la città.