Isaan: il nord-est dimenticato della Thailandia
Isaan: il nord-est dimenticato della Thailandia? Sì, perché è proprio questo che è: una regione che la maggior parte dei turisti salta, ed è un peccato. Parto dal budget: qui si spende poco, molto meno di Bangkok o delle isole. Un pasto in strada costa meno di 50 baht, una camera in guesthouse dignitosa sui 300-400 a notte. Economico, insomma.
Per arrivare, da Bologna ho preso un volo per Bangkok (con scalo, niente diretto) e poi un treno notturno per Khon Kaen o Udon Thani. Meglio il treno che il bus, almeno si dorme. Muoversi dentro Isaan è la parte scomoda: i songthaew (pickup condivisi) vanno bene per brevi distanze, ma per spostarsi tra città meglio noleggiare una moto o affidarsi ai minibus locali. I treni sono lenti e non coprono tutto.
Quanto tempo? Almeno una settimana, due se si vuole girare bene. Il problema è che non c'è molto "turismo organizzato", e questa è la delusione: i templi come Phimai o Phanom Rung sono impressionanti, ma spesso mal tenuti o circondati da nulla. La natura è secca, polverosa, non aspettatevi spiagge. Il caldo di agosto è feroce, umido, e le zanzare sono un incubo.
Un consiglio che non trovate sulle guide: non andate solo ai siti storici. Prendetevi un paio di giorni per visitare un villaggio remoto, magari dove si produce il famoso som tam piccante. Portate un traduttore offline, perché l'inglese è raro, e imparate due parole in thai o in dialetto isaan. La gente è genuina, e una birra condivisa sotto una veranda vi darà più di qualsiasi tempio. Ma portatevi la pazienza: tutto è lento, a volte frustrante. Vale la pena? Per me sì, ma non per tutti.