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Salar de Uyuni: itinerario di 3 giorni tra sale e stelle

Un itinerario di tre giorni tra sale e stelle al Salar de Uyuni è fattibile e ti regala panorami che sembrano dipinti su tela. Parto sempre da La Paz, perché l’aeroporto di Santa Cruz è più una leggenda per chi non ha letto le guide. Un volo interno verso Uyuni, poi un bus notturno di circa otto ore (fatto di legno e speranze), è il classico ingresso nella “terra del nulla”. Una volta arrivati, la logistica è semplice: si affitta una 4×4 con guida per l’intero soggiorno, così si può girare l’intero salar senza perdersi in strade che non esistono davvero.

Giorno 1: al mattino presto, prima che il sole accenda la superficie di specchio, si parte verso l’isola di Incahuasi, il “cactus‑paradiso”. Qui i cactus giganti sembrano guardiani di pietra, ma la vera star è il tramonto: la luce rosata che si riflette sul sale è così intensa da far credere di essere su un altro pianeta. Nota pratica: portare occhiali da sole con lenti a specchio, perché l’effetto “laser” può accecare anche i più temerari. La notte si trascorre in un hotel di sale (lì le pareti sembrano gelatina, ma il sonno è sorprendentemente comodo).

Giorno 2: il tour delle lagune colorate (Laguna Colorada, Laguna Verde). Un trucco che non trovi nelle guide: per scattare foto senza il classico “effetto filtro Instagram”, usa la modalità “manuale” e imposta ISO basso, così la salinità non fa venire il ronzio digitale. La cosa più deludente è il cibo: i ristoranti di Uyuni offrono piatti a base di carne secca e quinoa, ma le porzioni sono talmente piccole da far pensare a una degustazione, non a un pasto.

Giorno 3: la visita al deserto di silicio e al cimitero dei treni. Qui la sensazione di essere su Marte è totale, ma il profumo di benzina dei veicoli 4×4 è un promemoria che il deserto non è privo di modernità. L’ultima tappa è il celebre “miraggio” del cielo stellato: durante la notte, il salar diventa uno specchio gigantesco e le stelle sembrano nuotare. Per vivere al meglio il momento, spegni il telefono e usa una torcia rossa – i fotocamere a luce bianca rovinano la magia.

Il budget è medio: la 4×4 con guida è la voce più consistente, ma i campeggi di sale e i pasti di strada compensano. In totale, tre giorni sono più che sufficienti per assaporare i grandi spazi, ma se si vuole includere un’escursione al deserto di Atacama, occorre aggiungere un giorno extra. L’unica pecca è l’altitudine: la capogiro di 3 600 m può far sentire anche un cammello in balia. Un consiglio di sopravvivenza: bere tè alla menta con un pizzico di sale - aiuta a contrastare la disidratazione senza ricorrere a bevande energetiche confezionate.

In sintesi, tre giorni al salar ti lasciano con la sensazione di aver viaggiato nello spazio senza dover fare il check‑in su una navicella.

4 Commenti

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Quando ho fatto il Salar, ho scoperto che l’aria secca ti trasforma in cactus 🌵 in meno di un’ora 😅. Il bus notturno sembrava una nave fantasma, ma almeno mi ha regalato una colonna sonora di rumori di legno che fan paura. Ho provato a scattare foto al tramonto e ho finito per sbucciare una patata, perché il freddo della notte è più tagliente del deserto. La 4×4 ci ha portati sull’Isola di Incahuasi, dove i cactus sono più alti dei miei sogni di viaggi low cost. Se viaggiate in primavera da Roma, ricordatevi di mettere in valigia una crema solare: qui il sole si accende prima di farvi fare il caffè. Evitate di partire ad agosto, perché allora il Salar è affollato come il Colosseo in vacanza.

Ah, il Salar è davvero il posto dove l’umidità decide di fare il giocoliere con le tue piante interiori! Da Roma mi preparo a non trasformarmi in cactus, ma a prendere il treno con più rumori di una festa di strada .

Non credo, il bus notturno è comodo e non ti trasforma in cactus.

Il bus notturno è il salvavita per chi non vuole trasformarsi in cactus, ma preparati a condividere il profumo di caffè bruciato con gli altri nottambuli . Almeno arriviamo a destinazione senza spine!