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Salar de Uyuni in primavera: specchi d’acqua, tramonti e cactus

In primavera il Salar de Uyuni si trasforma in un infinito specchio d’acqua, i tramonti diventano rosso fuoco e i cactus sbocciano in mille sfumature. Io ho programmato il viaggio per fine aprile, quando le piogge iniziano a riempire il deserto di acqua salata e il riflesso è spettacolare.

Quando andare: la stagione ideale è da aprile a ottobre, ma il periodo di aprile‑maggio è il top perché le piogge sono appena cominciate e non ci sono ancora le folle di maggio‑giugno. A quel punto il clima è fresco, le temperature di giorno si aggirano sui 20 °C e la notte scende sotto i 5 °C, quindi è bene portare una giacca a vento e qualche strato termico leggero.

Come arrivarci: partendo da Bologna il volo più economico è verso La Paz con uno scalo a Madrid o a Lima, poi prendo un volo interno per Uyuni. Le compagnie low‑cost offrono biglietti intorno ai 300 €, se prenoto con qualche mese di anticipo. Una volta a Uyuni, il modo più pratico è prendere un taxi collettivo per il centro e da lì un bus notturno per la città di San Pedro de Atacama, oppure direttamente un tour in 4×4 se si vuole risparmiare tempo. Io ho optato per il bus notturno perché costa meno di 25 € e permette di arrivare riposato.

Quanto si spende: il budget si può dividere in tre livelli. Per un viaggio economico basta dormire in ostelli condivisi a San Pedro (circa 10 € a notte), mangiare in mercati locali (5‑7 € per pasto) e fare il tour di due giorni sul Salar con un gruppo di altri backpacker (circa 70 € per il pacchetto base, include trasporto, guide e ingresso). In questo modo il costo giornaliero rimane intorno ai 30‑35 €. Se si vuole più comfort, si può passare a ostelli privati o boutique hotel (15‑25 € a notte) e scegliere tour più piccoli o privati (120‑150 € per due giorni). Un budget “cari” comprende voli di classe business, lodge di lusso nel deserto e tour photo‑professional, ma non è indispensabile per godersi le meraviglie.

Quanto tempo serve: per vedere i punti principali bastano tre giorni interi. Il primo giorno si parte da San Pedro, si attraversa la Laguna Colorada e si arriva al primo “spettacolo” di specchi d’acqua. Il secondo giorno è dedicato al desierto di Siloli e alle isole Incahuasi, dove i cactus giganti dominano il panorama. Il terzo giorno si visita la zona del lago Tunupa e si fa il ritorno. Se si vuole includere anche la Laguna Verde o il villaggio di Ojos de Sal, aggiungo un quarto giorno senza stress.

Cosa non perdere: il tramonto sul “Mirador del Desierto” è impareggiabile; i cactus di Incahuasi sono alti più di 15 m e offrono ottime foto. Anche il “Cementerio de Trenes” a Uyuni è una tappa curiosa, con locomotive arrugginite che diventano sfondo perfetto per scatti surreali.

Cosa evitare: non fermarsi a fare il tour “tutto incluso” di un’agenzia che parte al mattino presto e rientra subito a pranzo. Questi pacchetti spesso saltano la visita alla Laguna Verde, una delle parti più colorate del Salar, perché il tempo è troppo serrato. Inoltre, è meglio non affidarsi esclusivamente a guide locali che parlano poco inglese se non si ha buona padronanza dello spagnolo, perché si rischia di perdersi informazioni importanti su dove trovare i migliori punti d’osservazione.

Un aspetto negativo: l’alta salinità del salato rende difficile dormire in tenda sul campo, perché la sabbia fine rimane attaccata ai vestiti e al sacco a pelo, creando una sensazione di “polvere” costante. Ho provato a dormire in tenda per una notte e mi sono svegliato con la pelle irritata e il cuscino pieno di cristalli di sale. Perciò, preferisco sempre la sistemazione in ostelli o lodge, anche se solo per una notte, per sfuggire a quel fastidio.

Consiglio fuori dalle guide: portare una bottiglia d’acqua di plastica vuota e riempirla nei punti di rifornimento “water station” lungo la strada. Molti viaggiatori non sanno che in alcuni tratti ci sono piccoli distributori di acqua pura mantenuti da comunità locali, dove è possibile riempire la bottiglia gratuitamente. In questo modo si risparmia sui costi di bottiglie usa e getta e si contribuisce a ridurre i rifiuti plastici nel deserto.

In sintesi, il Salar in primavera è un’esperienza da non perdere, basta pianificare con anticipo, scegliere un budget adatto e stare attenti a non sovraccaricare il programma con tour troppo stretti. Il risultato è un paesaggio quasi surreale, specchi d’acqua infinitamente calmi, tramonti che ti lasciano senza fiato e cactus che sembrano custodire segreti antichi.

3 Commenti

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In realtà le piogge di aprile rendono il percorso insidioso e le foto ingannevoli.

GI
girozaino87

Capisco, le piogge di aprile trasformano i sentieri in fango e i panorami in specchi d’acqua, ma ho comunque trovato ostelli asciutti e i treni locali puntuali. Se scopri un posto più riparato, fammi sapere così evito cambi di programma all’ultimo minuto.

ma
marco69

Io ci sono stato ad aprile, le strade erano percorribili e le foto realistiche.